A 10 anni dal cambio di cammino vogliamo ricordare Carlo Sabadin   riproponendo un suo articolo, dal quale si evince subito la sua competenza e il suo serio impegno su una tematica così controversa come l’ufologia.

 

Ufologia Oggi: Quale Futuro ?

a cura di: Carlo Sabadin

Anno 2004

Premessa

Questo articolo, originariamente scritto per Stargatemagazine, costituisce la base di un mio intervento ad un dibattito-incontro con il CICAP, avvenuto circa due anni fa, a Pavia. Ho utilizzato recentemente questo testo originale come contributo ad un interessante discussione incentrata sul “metodo in ufologia”. Ritengo però opportuno, adottare in questa sede una versione ampiamente “aggiornata” -considerando le recentissime e fondamentali novità intervenute in taluni settori- e in maggior sintonia con l’attuale situazione, non solo italiana.

Prospettive, nuovi studi di settore, nuove ipotesi, nuove teorie

Qualche tempo fa, ho rivisto su un canale digitale [1] una trasmissione dal titolo “UFO -Dischi Volanti”, uno special del noto giornalista Gianni Bisiach, datato 1972. Quando vidi questo programma, per la prima volta, avevo otto anni e, forse, la mia passione per gli UFO è nata, assieme ai romanzi di Urania e alla serie televisiva “UFO”, proprio in quel periodo. Ciò che, indiscutibilmente, mi ha colpito è l’assoluta attualità -a parte il bianco e nero- del programma. Casi storici come quello di Trent, interviste ad ufficiali informati dell’aeronautica, Blue Book, astronauti e strani avvistamenti, il Prof. Hynek, il NORAD, rilevamenti radar, i falsi UFO (ben prima, quindi, dei simil-ufo/copri-cerchione di Polidoro del CICAP), ecc. Tutto ciò mi ha, per un attimo, sconcertato e ho ripensato alle considerazioni, anch’esse datate ma riproposte recentemente [2], di uno dei maggiori oppositori circa la realtà del fenomeno UFO: James Oberg. Esperto astronautico, giornalista e scrittore, considerato uno dei più noti “anti-ufologi” in circolazione, vinse con l’articolo “Il fallimento della scienza dell’ufologia” il premio, messo in palio nel 1979 dal prestigioso settimanale New Scientist, per il miglior articolo “scientifico” sugli UFO. Sorvolando, in questa sede, sul reale significato dell’aggettivo “scientifico”, relativamente all’intervento di Oberg -e, peraltro noto che, ultimamente, autorevoli “colleghi”, magari laureati in discipline scientifiche, mostrano una sostanziale non-conoscenza delle comuni ed accettate regole della “formale” comunicazione scientifica- possiamo vedere come, l’autore, attraverso un’attenta disamina delle incongruenze ed errori commessi dagli ufologi -ma, forse, sarebbe preferibile dire “certi” ufologi-, afferma che, dopo decenni di speculazioni senza scopo, nessuna teoria scientifica degna di questo nome sarebbe stata prodotta dall’ufologia e che, quindi, essa sarebbe una scienza “sterile” dove ogni stravagante congettura verrebbe spacciata per una “nuova teoria”, e, dove, i processi di pensiero che la caratterizzano non potrebbero essere classificati come “scientifici”. Altrove, altri, hanno, argutamente, messo in luce le carenze oggettive di una tale impostazione [3] e, chi scrive, ha spesso sostenuto come la “recente” creazione della categoria dei UAP, “Unidentified Atmospheric Phenomena” fenomeni atmosferici non identificati (che sarebbero alla base di avvistamenti “inspiegabili”, non collegabili al fenomeno UFO, ma a qualche strano fenomeno “naturale” non ancora spiegato) rappresenterebbe una prova del fallimento, non dell’ufologia -come auspicava Oberg- ma di chi sperava ardentemente che il “molto, molto poco” dietro una piccola parte delle decine di migliaia di segnalazioni UFO archiviate, quel “piccolo residuo” -per usare le parole esatte di Oberg- che, nonostante tutto rimaneva, fosse destinato, anch’esso, a sparire. In realtà, ciò non è avvenuto.

Anzi, costruire categorie di IFO sempre nuove, utilizzando anche evidenti forzature (come è successo, ad esempio, per i fulmini globulari) per chi, aprioristicamente, ha già negato il fenomeno, alla fine non è stato sufficiente se è diventato necessario -se non addirittura indispensabile- dover creare una nuova categoria, come quella degli UAP, non spiegabile, non spiegata o, meglio, non identificata. Peraltro, tale interpretazione, non è più pienamente accettabile dopo i recenti annunci di pubblicazione da parte di Massimo Teodorani relativi alla “teorizzazione” di un modello di plasma a “contenimento elettrochimico” (sulla base degli studi del fisico David Turner) che permetterebbe la spiegazione di circa l’80-90% dei fenomeni luminosi anomali registrati in varie parti del mondo. Il fenomeno di Hessdalen diverrebbe, così, un fenomeno -in larga parte- “naturale” della classe dei BL determinando -in tal modo- una certa “valenza” alle ipotesi di tipo UAP. Rimarrebbe, però, una “sovrapposizione” a quel 80-90%. Una “sovrapposizione” di oggetti completamente sconosciuti. Non sappiamo perché si mescolano al fenomeno geofisico ma sono ALTRO. E non sono “fari di automobile”……

Ma ritornando all’oggetto specifico di questo intervento e, proseguendo oltre, nelle mie elaborazioni mentali, ho provato a chiedermi se, nella ricerca contemporanea, esistono degli studi, degli approfondimenti, delle ipotesi che possano, in qualche modo, incontrare la richiesta, avanzata da Oberg, circa l’elaborazione di una teoria che possa essere -davvero- considerata scientifica, non confutabile o falsificabile. Una teoria, cioè, che sia in grado di spiegare una porzione dell’Universo in modo tale che ulteriori osservazioni o esperimenti si conformino alle previsioni della teoria stessa (e, preferibilmente, non si conformino alle previsioni tradizionali). Esiste qualcosa di simile nel panorama, italiano e non, della moderna ricerca ufologica?

Il fenomeno luminoso di Hessdalen viene studiato scientificamente dal 1984, quando una commissione di ricercatori guidati dall’ingegnere elettronico Erling Strand, portò alla creazione del “Project Hessdalen”. Nel 1984 ebbe luogo una campagna strumentale di misurazione con la quale si dimostrò che il fenomeno luminoso è correlato con perturbazioni magnetiche, produce marcatissime tracce radar, e determina talora balzi improvvisi dell’emissione radio. Subito dopo il 1994, anno in cui si svolse a Hessdalen un importante convegno internazionale per discutere del fenomeno, nacque una collaborazione tra il Project Hessdalen e l’astrofisico Massimo Teodorani. Successivamente, svariati progetti di ricerca evidenziarono una significativa -ma non esaustiva- correlazione con l’attività solare. Nel 1995 viene coinvolto anche il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), nella persona del Prof. Stelio Montebugnoli, dirigente della Stazione Radioastronomica di Medicina (BO). Nascono così le basi del “Progetto EMBLA”, che porterà in seguito anche all’effettuazione di missioni scientifiche italiane a Hessdalen. Nel 1998 il Prof. Strand dà vita alla AMS (Automatic Measurement Station), un vero e proprio osservatorio computerizzato, provvisto di videocamere automatiche, magnetometro, analizzatore di spettro radio e radar che permettono di monitorare in tempo reale il fenomeno luminoso a Hessdalen.

Non è difficile sostenere che la vallata norvegese sia una delle finestre ufologiche più attive del mondo e che il “Project Hessdalen” costituisca, per certi aspetti, il momento scientifico e di studio in cui, più che in qualsiasi altro, si è riusciti a “dimostrare”, con prove incontrovertibili la concreta realtà degli UFO. In questa direzione, utilizzando i dati ricavati, non è ancora possibile dare un’interpretazione univoca e definitiva del fenomeno (ma possiamo, ragionevolmente, individuare un modello teorico che si correla perfettamente con i “dati raccolti sul campo” da Teodorani… almeno per la maggior parte dei fenomeni osservati) che, peraltro, assume un indiscutibile -in senso accademico- grado di dignità. È però possibile intravedere una costruzione di sistema, un’analisi generale, la disposizione delle diverse porzioni che costituiscono il lavoro di ricerca in un’ipotesi che -tendenzialmente- si propone di diventare “teoria”, così come preteso da Oberg. E, in effetti, “ipotizzare”, alla base del caso “Hessdalen”, la presenza di una sorgente di energia di inusitata potenza, un meccanismo naturale e spontaneo capace di attingere al “zero point energy” (ipotesi ben sviluppate a livello matematico ma, relativamente ai FLA, superata dai più recenti studi), in determinate aree del pianeta, ha rappresentato, indiscutibilmente, un eccellente tentativo di “costruzione” teorica del meccanismo creativo, naturale ma sconosciuto, che dà origine ai fenomeni aerei anomali, comunemente chiamati UFO. Ininfluente, ai fini di questa analisi, la constatazione -evidente- che la possibilità di una manifestazione tecnologica e/o energetica di una qualche forma di “intelligenza extraterrestre” non può, in alcun modo, essere eliminata del tutto. Neppure se riusciamo, come sembra sempre più chiaro, a ricomprendere buona parte dei fenomeni all’interno di un’ipotesi “naturale”. Anzi, mia personalissima opinione, risulta, in un certo senso e, paradossalmente, rafforzata, se non altro in una “versione” ETH non “pura” ma maggiormente “neutra”, intesa come “sovrapposizione” di tecnologia -quindi NON naturale- non convenzionale. Ciò che importa sottolineare, invece, è come una tale ed imponente massa di dati e rilevazioni ha portato, in una prima “fase”, la ricerca ufologica -o perlomeno questo tipo di ricerca- nel “territorio”, nel “ventre” della Scienza ufficiale. E, successivamente, a risultati concreti che, attraverso una prestigiosa pubblicazione -indiscutibilmente!- “scientifica”, sul Journal of Scientific Exploration (JSE), rappresentano “un punto di arrivo” decisivo e fondamentale ma, soprattutto, un entusiasmante “punto di partenza” dove, le caratteristiche assolutamente peculiari di una fenomenologia che si “sovrappone” ad un probabile fenomeno naturale, sono, attualmente, sottoposte ad un attento studio ed analisi. In quest’ottica, la critica di Oberg diventa, oggi, obsoleta mentre, altre e più recenti “italiche critiche esterne”, sono “totalmente ignorate” (con la sola eccezione di un “ghetto virtuale” dove gli “estimatori” si contano sulle dita di una mano), non trovando alcun “avvallo” da parte degli studiosi del settore, e, soprattutto, nessuna “vera” pubblicazione “scientifica” anche solo…. lontanamente paragonabile al JSE.

Ma possiamo anche guardare oltre.

Con il termine inglese Abduction si indica, comunemente, il prelievo forzato di esseri umani da parte di extraterrestri. I primi eventi di questo tipo segnalati nelle ricerche ufologiche risalgono agli anni ‘50 e ’60 ma il caso che, in un certo senso, ha dato notorietà mondiale al fenomeno è quello “storico”, narrato da John Fuller nel libro “The Interrupted Journey” (Il viaggio interrotto) del 1966, di Barney e Betty Hill, rapiti nel settembre 1961. In tale, sconcertante, materia si è cercato, da parte dei più diversi ricercatori, una “chiave” appropriata per giungere a qualche conclusione accettabile e, l’ipnosi, è sembrata -anche nel caso storico appena ricordato- una metodologia attendibile. 

Tralasciando, in questa sede, le obiezioni -legittime- avanzate circa la validità -tout court- di tale sistema o le metodologie scelte da altri gruppi, diversi, dobbiamo però riconoscere come tale tecnica sia stata, enormemente sviluppata da un noto ricercatore,(affiancando all’ipnosi regressiva le più moderne tecniche di PNL, Programmazione Neuro Linguistica), seguendo, per molti anni, oltre un centinaio di “addotti”. In tal senso, la competenza dei professionisti e le opinioni, decisamente positive, circa la bontà del metodo, avanzate da noti psicoterapeuti sono cosa ben diversa rispetto ai tanti apprendisti stregoni in circolazione.

Riconosco che non è possibile analizzare compiutamente, in un simile contesto, i risultati scaturiti da un tale lavoro. Possiamo però sottolineare come tutto ciò ha permesso l’individuazione di diversi livelli di “interferenza aliena”, una complessa caratterizzazione di differenti “tipi” di extraterrestri, la comprensione di ragioni logiche e coerenti alla base di tale intrusione, la possibilità di capire e dare un senso alle apparenti assurdità di tale, molteplice, fenomenologia. Al di là delle mie personali convinzioni -negative-, circa le conclusioni. Non solo. L’ipotesi sembra divenire, tendenzialmente, esaustiva potendo conglobare altri tipi di fenomenologie, in apparenza non collegate alla tematica oggetto dello studio, come talune forme di contattismo. In tal senso, mi sembrano -anche in questo caso- superabili le obiezioni avanzate, all’inizio, da Oberg circa l’impossibilità, per l’Ufologia, di elaborare una teoria degna di questo nome: l’ipotesi in esame porta alla teorizzazione di uno schema che trova continue conferme, attraverso i dati che provengono dalle analisi, conformandosi ai “valori” precedentemente ricavati. Peraltro, recenti correlazioni ed implicazioni -avanzate da chi scrive- insieme a “nuove” prospettive, finalizzate ad individuare un sistema “davvero sicuro” per superare i limiti (che comunque permangono) di tali tecniche e la possibilità (con mezzi e professionisti adeguati) di individuare “nuove metodologie” esaustivamente probanti fanno auspicare -anche in questo settore- un possibile salto di qualità.

Sull’argomento “Crop Circles” si è scritto tutto e il contrario di tutto. Il possibile collegamento di tale tematica con l’Ufologia è, tuttora, controverso e non provato. Possiamo tuttavia estendere, anche in questo settore, considerazioni molto simili a quelle svolte precedentemente. In diverse occasioni, ho affrontato l’argomento con articoli (e durante diverse conferenze e trasmissioni radiofoniche e televisive) che -direttamente- indicavano i lavori “scientifici” in oggetto.

Come ho ricordato, più volte, esiste, ormai, una nutrita raccolta di lavori che, limitatamente ad un numero ristretto di crop analizzati, propende chiaramente per la NON-convenzionalità del fenomeno (ripeto: relativamente ai crop analizzati!). In particolare, “questi lavori” sono stati pubblicati su Physiologia Plantarum (due articoli) e sullo stesso JSE (Levengood, W.C. & Burke, John A., 1995, Semi-Molten Meteoric Iron Associated with a Crop Formation Journal of Scientific Exploration 9:2, 191-199 ). A ciò vanno aggiunti due “comment” che comprendono un intervento di Deardorff e il “noto” lavoro di Haselhoff “Comment to Dispersion of Energies in Worldwide Crop Formations” (Physiologia Plantarum 110, 2000). Contro questa “letteratura scientifica” le uniche critiche ammesse, a questo punto, sarebbero nuove “pubblicazioni” in senso opposto. E ciò non è avvenuto. Al contrario, si è arrivati ad affiancare alle serie pubblicazioni riportate poco sopra, lavori scettici che, in realtà, sono semplici articoli pubblicati sulla rivista del CSICOP , reportage del periodico Focus, commenti di noti ricercatori scettici (Fuso, Nanninga, ecc). Opinioni autorevolissime ma… non articoli scientifici. Recentemente, poi, sulla rivista “UFO-Rivista di informazione ufologica”, del CISU, (che, è bene ricordarlo, non è una rivista scientifica) è stato pubblicato un articolo di Roberto Malini (noto sostenitore dell’ipotesi dei Land-artist…. ma che non ha MAI mostrato un solo filmato o prova, relativo ai “crop” analizzati di cui parlavo sopra, che ci mostri -inequivocabilmente- la natura del tutto umana del fenomeno) e di Margherita Campaniolo (autrice di un lunghissimo articolo sull’argomento molto apprezzato… negli ambienti scettici) che hanno cercato, per l’ennesima volta di “ridurre” il fenomeno. L’operazione, anche questa volta è destinata al più completo fallimento per la palese “violazione” delle regole della “formale comunicazione scientifica” che impongono, come ricordato sopra, una pubblicazione “analoga” ai lavori -quelli davvero scientifici- appena elencati [4].

E ciò non è avvenuto neppure questa volta… Anzi, temo che si stia per assistere ad un ennesimo tentativo di “moltiplicazione” di queste “critiche esterne NON scientifiche” che porterà alle solite citazioni ed auto-citazioni (il CICAP citerà la rivista CISU e viceversa…) nell’illusoria speranza che ciò dia credibilità all’operazione. Nell’ottica dell’oggetto della nostra discussione possiamo -anche qui- sottolineare come sia stato ipotizzato un modello teorico (nel “comment” di Haselhoff appena ricordato) che potrebbe, in futuro, fornire una spiegazione reale della casistica analizzata ma che, già adesso, risponde, perfettamente, alle obiezioni di Oberg.

Alla luce di queste considerazioni credo si possa -così- superare l’apparente impasse iniziale. Peraltro, anche nel passato, dei tentativi -forse immaturi- di “spiegazione” che potevano, forse, essere considerati come schemi teorici dotati di una certa validità -nel senso inteso precedentemente- potrebbero essere individuati: dalle “datate” e discutibili interpretazioni del CISAER (Centro italiano studi aviazione elettromagnetica) del Console Perego alle ipotesi, in chiave parapsicologica, di un Jean-Claude Bourret (e, per certi aspetti, sull’esempio di un “certo” Vallèe) che vedono gli UFO come un “sistema di controllo” che influenzerebbe l’evoluzione dell’umanità. E conseguentemente, al di là della validità di certe posizioni, è, a mio giudizio, difficile, non sostenere che le “linee di ricerca” contemporanee, le diverse teorie scaturite (in particolare quella stilata dal Teodorani) hanno, ampiamente, superato quei problemi, solo apparentemente, insormontabili -come una presunta inadeguatezza tecnologica degli ufologi e degli scienziati che si occupano di tematiche di frontiera- che ne impedivano l’accesso nell’ambito della scienza ufficiale.

Possiamo anche tentare un passo ulteriore. Sulla base dei più recenti studi settoriali, “prodotti” di metodologie di tipo induttivo (leggi generali verrebbero indotte da osservazioni particolari) e prediligendo l’interdisciplinarità saremmo in grado di definire la casistica UFO come un problema la cui soluzione comporta l’utilizzazione di sapere teorico e tecnico proveniente da varie discipline. Tale approccio permette di individuare importantissime correlazioni e di poter perfino procedere a “critiche” comparative utilizzando anche dati assolutamente inediti. Mutuando dal materialismo storico il termine “sovrastruttura”, potremmo tentare di definire gli studi precedenti come sovrastrutture di una teoria, ancora più ampia e non settoriale, completamente esaustiva che ri-comprenderebbe buona parte dei fenomeni definiti fortiani. E, probabilmente, molto di più. Un sistema generale, necessariamente, frutto di metodologie di tipo deduttivo (passare dall’universale al particolare) che allo stadio attuale è, semplicemente, un anticipo, un abbozzo di teoria. Ma che comincia, gradualmente, a prendere forma.

“…quello ufologico è certamente un capitolo che non bisogna lasciar cadere…”

Carlo Rubbia

 

Fonti e Riferimenti:

J.Oberg, “Il fallimento della scienza dell’ufologia “, UFO Forum n. 11, ottobre 1998.

E.Russo, “Una ragione di orgoglio”, UFO Forum n. 12, marzo 1999.

C.Sabadin, “Le forme degli UFO”, Relazione presentata alla Conferenza di Pavia “La notte degli UFO”, luglio 2002.

M.Teodorani, “Le luci di Hessdalen e la scienza”, Relazione presentata alla Conferenza di Ispra, novembre 2001.

M.Teodorani & E.P.Strand (2001), “Data Analysis of Anomalous Luminous Phenomena in Hessdalen”, CIPH Articoli e European Journal of UFO and Abduction Studies. Vedi per l’intera documentazione: www.itacomm.net

M.Teodorani, “EMBLA 2000”, UFO, dicembre 2000.

M.Teodorani, ”Hessdalen e Oltre”, Conferenza a Pavia, 18 Settembre 2003. Vedi Camelot Chronicles: http://members.xoom.virgilio.it/camelotchr/Download/2003/TeodoraniPavia.htm

C.Sabadin, Relazione presentata al Convegno di Brescia “Angeli, dèi, Astronavi; Dagli Esseri di Roswell alla Spiritualità Cosmica” durante la Mostra Millennium, 13 marzo 2004. Vedi: www.mostramillennium.com

M.Teodorani, “Sfere luminose danzanti, il mistero si dirada”. HEOS, n°10, 12 marzo 2004. Vedi: www.heos.it

M.Teodorani, “Some final notes on the “rebuttal” phenomenon”, Camelot Chronicles. Vedi:

http://members.xoom.virgilio.it/camelotchr/Download/2004/Teodorani1.htm

R.Cabassi, “Gli UFO di Hessdalen – La dignità di un fenomeno: gli Oggetti Volanti Non Identificati. Vedi: www.ufodatanet.org

C.Malanga, “Gli UFO nella mente: interferenze aliene”, Bompiani, 1998.

N.Conti & A.Zaini, “Caso Lonzi. Gli UFO nella mente: ipnosi e considerazioni di metodo”, UFO Forum, n.11 Ottobre 1998.

C.Malanga, “Rapimenti Alieni, ultimo atto”, Relazione presentata alla Conferenza di Milano presso l’Associazione Culturale Coscienza e Salute, giugno 2002.

C.Sabadin, “Oltre le interferenze aliene; Il mistero dei Rapimenti Alieni”, Relazione presentata alla Conferenza di Budrio (BO), il 15 gennaio 2004.

A.Perego, ”Gli extraterrestri sono tornati”, Edizioni CISAER, 1970.

P.Toselli, “Jacques Vallee e l’ufologia parafisica”. Fonte: CISU.

J.C.Bourret, “La nuova sfida degli UFO (ultima inchiesta scientifica)”, De Vecchi, 1977.

A.Magenta, “Per il bene dell’uomo”, Notiziario UFO, ottobre 1998.

Note

[1] – Per la precisione RAISAT Album.

[2] – Tra l’altro in un numero dedicato agli UFO della rivista del CICAP “Scienza e Paranormale”. Vedi: www.cicap.org .

[3] – In particolare, Russo, ha evidenziato come la vera differenza tra gli ufologi e i negatori risieda nel “piccolo ma non trascurabile, anzi significativo” residuo che i casi, con alto indice di stranezza ed alto indice di probabilità, continuano a conservare. Vedi in Fonti e Bibliografia.

[4] – Ricordiamo, inoltre, che è appena stato pubblicato un “CLAY-MINERAL CRYSTALLIZATION CASE STUDY” che avvalora, ulteriormente, la non-convenzionalità del fenomeno. Vedi: http://www.x-cosmos.it e http://www.bltresearch.com/index.html .

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Carlo Sabadin:

Biografia scritta a più mani dagli amici/compagni di ricerca e studi

La scomparsa di Carlo Sabadin ha mosso stupore nell’ambiente ufologico, e rammarico da parte di chi lo conosceva anche solo un poco. Perché Carlo era un uomo coraggioso, di una coerenza irremovibile, sorretto da una logica incontestabile, con l’attitudine a fare e a farsi continuamente domande, ad ascoltare a fondo e a rinnovarsi in continuazione, a dire quello che veramente pensava, a confrontarsi con ciò in cui credeva, cercando di proporre temi nuovi e mostrando il valore della libera ricerca. Era capace di comporre qualsiasi diatriba (se gli veniva concesso il terreno per farlo), di discutere di se stesso e delle sue idee con energia e passione. Sfrontatamente istintivo, la battuta folgorante, provocatorio e indisponente se “annusava” nell’altro (mai a torto) una qualsivoglia forma di ambivalenza, aveva la prerogativa di mantenere vive le discussioni, pur se aperte su posizioni diverse, caparbio nel difendere informazione, divulgazione ed etica. La sua capacità dialettica è stata d’esempio a molti: possedeva sagacia e padronanza del senso della parola, e sapeva dare forma comprensibile a concetti difficili. Amava il dibattito e anche la polemica, perché sapeva benissimo che confrontarsi vuol dire arricchirsi insieme. Tra i più attenti nel sottolineare la riscontrabilità di fatti prima di farli diventare “casi”, Sabadin aveva come punto d’onore il far sì che l’opinione pubblica non fosse fuorviata da informazioni errate o deformate dall’abitudine o dal desiderio di sensazionalismo, poiché sapeva che non ci può essere libertà senza verità. Il suo progetto più ambizioso in campo ufologico era di riunire liberi ricercatori qualificati, in un campo o nell’altro, per trattare la materia in modo scientifico e inconfutabile. Grazie a pazienti lavori di cucitura (o di ri-cucitura), realizzati con ironia e profonda intelligenza, aveva avvicinato persone che non si erano mai incontrate o che si erano lasciate nell’incomprensione, stimolando in ognuno le capacità migliori. Assoluto protagonista quando parlava, Sabadin sapeva lasciare la parola agli altri con generosità e grande rispetto: tutto il rispetto che lui ha sempre avuto per questa materia, così affascinante e così elusiva. Era capace di convincere anche le persone più riservate a uscire allo scoperto – con modi garbati ma decisi, e facendo presa sulla volontà di provarci – e le sollecitava a esprimere i propri pensieri e ricerche con la giusta autorità. Carlo Sabadin era Presidente di Sentinel Italia, membro del Gruppo Camelot e del Gruppo HWH22, consulente ufologico di riviste e redazioni, relatore in almeno una cinquantina di convegni, e spesso partecipava, in qualità di esperto, a trasmissioni di settore (tra cui “Il Triangolo dei Bermuda”, trasmissione serio-satirica sul mistero di Radio Popolare). Da un punto di vista ufologico, Sabadin si è sempre definito un ufologo “pro-ETH eretico”. Era convinto dell’origine extraterrestre degli UFO e dei suoi occupanti, ma la sua convinzione andava di pari passo con uno spirito critico, obiettivo, razionale, che non si è mai lasciato andare a dichiarazioni azzardate o ipotesi pseudo-ufologiche o fideistiche, né tanto meno a questioni di tornaconto personale: “Il fenomeno UFO è indiscutibilmente reale, per quanto concerne gli avvistamenti di Oggetti Volanti Non Identificati, e la sua potenza esponenziale – qualitativamente e quantitativamente – si manifesta su questo pianeta. A questo punto possiamo dire che sulla Terra gli UFO si sono manifestati, sviluppati ed evoluti. Quindi, è su questo pianeta che va cercata la risposta, non altrove”.CS2.jpgLa scomparsa di Carlo Sabadin ha mosso stupore nell’ambiente ufologico … e ha lasciato straziati coloro che l’hanno conosciuto più da vicino, che ne hanno sperimentato la capacità di difendere gli amici, di spronare e far coraggio anche nei momenti di difficoltà con gesti genuini e sinceri, la schiettezza e il calore di una gioviale umanità, che hanno dato a molti la forza di approfondire i propri “perché”. Caro Carlo, nulla abbiamo potuto noi, invece, contro il tuo male, che tu avevi ben percepito, ravvisando il tuo capolinea. Sei andato via troppo presto, troppo in fretta; avevi ancora molto da dare all’ufologia, e non solo. Se l’unica vera eredità di un uomo è ciò che lascia di sé, allora la tua eredità e il tuo spirito incrollabile sono racchiusi nelle parole che ci hai dedicato: “Circa i miei compagni di tante avventure mysteriose (ufologi, ricercatori, scienziati): … mi raccomando: non lasciatene passare una a ciarlatani e incompetenti … la loro pochezza intellettuale e la loro inadeguatezza è palese, ma ancora peggiore è la loro bassezza sotto il profilo umano. Nessun rancore, invidia, gelosia – voglio essere chiaro!- deve dirigere le vostre azioni e iniziative. Solo l’amore per la corretta informazione. In queste lunghe settimane, ho capito una cosa importantissima. Una cosa, assolutamente fondamentale e “vitale”, anche per la “battaglia” che mi appresto a cominciare o, se volete, anche per “la strada” che mi accingo a percorrere. Sono una persona fortunatissima che ha moltissimi amici ed amiche che mi vogliono un bene immenso. E, nello stesso modo, il mio amore per loro è immenso. Ecco perché capisco, senza dubbio alcuno, che questa “strada” ha un cuore e, quindi, è sicuramente una buona strada. Un abbraccio fortissimo a tutti quanti voi … Carlo Sabadin”.     

Adesso sicuramente conosci quella verità che tutti noi andiamo cercando.

Gli amici di Carlo

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