Bretagna misteriosa
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La Sentinel Italia
in collaborazione con il gruppo Aestene presenta:
"VIAGGIO NELLA BRETAGNA MISTERIOSA"
DAL 28 MAGGIO AL 2 GIUGNO 2010"
Report del viaggio
L’INCANTEVOLE BRETAGNA ED I SUOI ARCANI FATATI.
Un racconto di Sabrina Biganzoli, dedicato a Carlo Sabadin. Un soprannaturale Cavaliere fuori da ogni tempo.
Questa è la nostra storia, il susseguirsi di una serie di eventi che ci hanno temprato, fortificato e resi più consapevoli, nonostante il brusco e doloroso risveglio -ahimè!- da qui a pochi giorni dopo…, ma andiamo con ordine.
Sono le 10e30 della mattina di giovedì 28 maggio, noi, Sabrina, Luigi ed Eugenio di Sentinel Italia (www.sentinelitalia.org), con volo proveniente da Milano-Malpensa siamo i primi ad assaporare terra di Francia. Qui ci accingiamo ad aspettare il resto della brigata, questo è il nostro luogo di ritrovo; l’aeroporto di Parigi C. De Gaulle.
Il cielo è nuvolo, non promette niente di buono ma a noi poco ci toglie.
Qui un gruppo di giovani, provenienti da diverse parti d’Italia hanno stabilito il loro punto di incontro per incominciare insieme una particolare ed alquanto magica avventura che li porterà al centro della terra, ovvero nella magica terra dei Druidi, la fatata Bretagna, incantevole terra ricca di contrasti, leggende ed arcani che magari riusciremo a svelare.
Siamo in sedici anzi quasi diciassette in quanto la nostra guida bretone Andrè ci raggiungerà sul posto..., Annamaria la nostra specialissima comune amica italo-francese, nonché nostra guida per eccellenza, impareggiabile ricercatrice esperta di storia Templare, Catara ed altro ancora (..), la quale ha fortemente voluto che facessimo questa esperienza, non esita a spronarci in quanto nei prossimi cinque giorni saremo testimoni di passaggi storici incantevoli senza ritorno.
Bene, ci siamo tutti, le presentazioni sono doverose ed a pelle credo di avere già stabilito un buon feeling con questi miei nuovi compagni di viaggio. Prendiamo i nostri due mini bus a noleggio e senza esitare, diamo inizio al nostro percorso, in fondo siamo qui per questo e noto piacevolmente che una magica euforia è nell’aria ed è comune a tutti (!), nonostante tra di noi ci si conosca ancora poco.
Il viaggio verso la Bretagna è lungo, i primi cartelli che vediamo indicano Bordeaux, Nantes, Lyon, il paesaggio osservato dal finestrino del van non è particolare ma alquanto anonimo..; prendiamo direzione Versailles.., traffico logorante soprattutto intorno a Parigi.., attraversiamo il dipartimento Val-de-Marne ..e poi ancora il dip. de l’Essonne e poi verso Orléans, solo piccole e timide distese di umili papaveri rossi…, un cartello indica che siamo a 63 km da Chartres alle 18e38 di giovedì sera e questo ci rassicura un po’…, cominciamo a sentire la stanchezza di una pesante giornata…non consapevoli ancora che tutto ciò che assaporeremo nei giorni seguenti ci avrebbe fatto dimenticare di gran lunga questo interminabile viaggio di andata.
Il paesaggio ora comincia a mutare, ci addentriamo nella Foresta de Rambouillet, senza dubbio la foresta più grande di Francia dove diversi tipi di flora e differenti gradazioni di verdi ci fanno già immaginare la magica Foresta di Brocéliande nella quale stiamo per arrivare…, Merlino, Re Artù e altri personaggi di incantate leggende saranno lì sicuramente ad aspettarci.
Diverse cattedrali e monumenti storici ci accompagnano lungo il tragitto, altri dipartimenti ci accolgono, il dip. d’Yvelines, il dip. de l'Eure-et-Loir dove la fauna presente è decisamente particolare.., cervi, daini, cinghiali…degni di un ” Re… di Francia”.
Ed eccoci arrivati nel cuore di Chartres Ville dove un parco stupendo ci sovrasta e dove, soprattutto, come prima tappa del nostro viaggio, visiteremo l’imponente Cattedrale di Nostra Signora di Chartres.
Ci rifocilliamo dopo l’interminabile cammino in un sobrio hotel tipicamente francese, l’Alberge Jehan de Bauce, in centro vicino alla stazione ed alla Cattedrale; una posizione logisticamente tattica e precisa; Annamaria ancora una volta è stata lungimirante ci ha preso nel segno.
Questa prima sera abbiamo preso confidenza con la cucina francese, abbiamo divorato una quantità industriale delle mitiche crepes francesi, salate e dolci a secondo dei gusti, erano lì che ci attendevano trepidamente. Rientrando verso l’albergo ci fermiamo ad ammirare un concerto all’aperto ai piedi della Cattedrale, un gioco di luci la sovrasta rendendola mistica e maestosa allo stesso tempo; vengono proiettate sulla facciata frontale particolari scene sacre e simbologie che fanno rabbrividire per la loro spettacolarità e per le sensazioni che ci lasciano addosso. Abbiamo la sensazione di essere parte del disegno proiettato e non dei semplici spettatori da quanto questa esibizione ci coinvolge.., un intrattenimento unico e sensazionale.
Stanchi, esausti ma ricaricati di questa enorme energia musicale e coreografica, andiamo a dormire con la sensazione che da domani, visti i presupposti d’inizio, avremo un’escalation di esaltanti emozioni.
Venerdì 29 maggio, l’inizio della consapevolezza.
E’ mattina presto e qui tutti in riga come dei bravi studenti attendiamo frementi di visitare la maestosa Cattedrale di Chartres. Merito da attribuire ad un famoso architetto Villard de Honnecurt appartenente ad uno studio di architettura che ha realizzato diverse Cattedrali Gotiche.
A prima vista troviamo diverse simbologie, quella del fogliame ad esempio che permetteva al popolo di poterne interpretare la chiave di lettura attraverso i simboli, appunto. Una conoscenza comunque che non a tutti era dato sapere.
Certo che a prima vista è imponente, solenne ed energica al tempo stesso. Ci riferiamo ad un periodo storico che va dal 12° al 14° sec., uno splendido Rosone sulla facciata frontale ci assicura una rappresentazione femminile, il Rosone è stato collocato in post-costruzione in quanto in origine non figurava.
I colori rappresentativi alchemici originari della antica Persia sono il rosso, il blu ed il verde, si sono affievoliti nel tempo a causa soprattutto dei tumulti prodotti dalla rivoluzione francese.., nuance che ad oggi inevitabilmente, non ha più la stessa intensità di colore.
Sul lato sud della Cattedrale troviamo un portale interessante con una statua rappresentante il Cristo che tiene a sé un “libro chiuso” citato come libro della conoscenza rappresenta la dominazione, ai piedi il serpente, simbologia a livello tellurico. Sono rappresentate inoltre anche importanti simbologie templari.
Ci inoltriamo all’interno, è un incanto e quasi viene da perdere il fiato, nobili rappresentazioni a livello energetico, mistico e spirituale .., un antico Tempio pagano celtico si innalza prepotentemente a noi..; nel Medioevo questa Chiesa rappresentava un luogo di guarigione, essa chiamava a sé tutti i pellegrini che cercavano sollievo da ogni tipo di malattia nonché una rispettabile redenzione per meritare un’inequivocabile vita eterna. L’acqua che scorre a tutt’oggi sotto questa cattedrale, 13 correnti diverse in tutto, rappresentano l’importanza di questo miracoloso pozzo posto qui all’interno. Passo dopo passo con stupore ed ammirazione, arriviamo alla scoperta della prima Madonna nera, la Nostra Signora del Pilastro, troviamo invece la seconda Madonna nera sul lato Nord della Cattedrale.
Le Madonne nere sono simbolo di energia terrena in quanto sono state trovate sotto la terra, molte vennero estratte al tempo dei Druidi. Riguardo al colore nero, qui non abbiamo delle risposte certe in riferimento al perché di questo elemento cromatico.
Ci addentriamo, ci guardiamo attorno… è sbalorditiva, volte imponenti ci sovrastano, la più alta arriva fino a 37 metri.
Le Vetrate sono 176 per un totale di mq.2600, molte rappresentano scene bibliche ed hanno delle sfumature e delle luci da perderci il fiato. Un particolare orologio astronomico con segni zodiacali ci guarda silenzioso…
Esiste un percorso “consigliato” che inizia dal lato sinistro della chiesa per poi accompagnarci all’uscita dal lato sud, detto anche “lato del risveglio” e dell’illuminazione, io aggiungerei. Qui in questo importante monumento, troviamo il famoso labirinto dove nel punto centrale si illumina una placca con anello in riferimento al solstizio di San Giovanni. Questo è il punto più energico e pensiamo sia realmente così. Qui molti vennero e vengono tutt’oggi illuminati. Esiste un punto di non ritorno dove la conoscenza diventa infinita, dove il sole e la luna si uniscono “in modo divino”. Un vero e proprio percorso iniziatico ed energetico che ci scalda il cuore anche attraverso i colori delle splendide vetrate, ovunque noi siamo e chiunque noi siamo il cammino e gli archetipi non cambiamo, indipendentemente dalle culture differenti.
Altro peculiare particolare è l’esposizione di un pezzetto del Voile de la Vierge (Velo della Vergine) che in origine, nel 876 era lungo cinque metri. Folgorante Cattedrale ma non è da meno la sua straordinaria Cripta dove all’interno troviamo il famoso pozzo des Saints Forts, si tratta di un pozzo celtico orientato verso i punti cardinali.
Cripta di origine carolingia, molto energica dove ritroviamo -si fa per dire!- ben 37 Menhir, la verità è che ad oggi non si sa bene dove siamo nascosti ma risiedono sicuramente ancora qui…, la cripta era tutta affrescata, ma ora non è più possibile identificarne alcuna raffigurazione, sopratutto la simbologia. In origine veniva usata come deambulatorio che i preti attraversavano per andare nella chiesa.
Senza dubbio alcuno la Cattedrale è imponente e allo stesso tempo rappresenta uno dei monumenti più simbolici di Francia.
Ci dirigiamo verso l’uscita rinati, attraversiamo il chiostro dove il paesaggio del giardino ci accende il cuore e partiamo verso la nuova nostra meta, Paimpont, attraverso Rennes.
Sono le 12e58 di venerdì 29 maggio ed i nostri mini bus sfrecciano di nuovo sull’autostrada.
Il panorama è alquanto sobrio, qualche ginestra gialla all’orizzonte ci accompagna lungo il tragitto, distese di pianura sono ormai la certezza che qui tutto è lineare ma importanti monumenti ci guidano verso la terra dei grandi Druidi e delle sagge Sacerdotesse, Annamaria ci fa notare che in questo percorso c’è una forte concentrazione di chiese templari.
Ad onor del vero, visto che ci addentriamo in un paese quasi indipendente dalla Francia, bisogna sottolineare che i bretoni non si sono mai riconosciuti nei francesi, sono sempre stati un ducato a parte. La Bretagna si è conglobata alla Francia con il matrimonio di Anna di Bretagna. Hanno un’influenza irlandese, i suoi simboli sono il Triskel e la bandiera bianca e nera.
Terra ricca di leggende, valli senza ritorno, foreste incantate e personaggi indimenticabili a noi ben noti.
“… Cera una volta Barbablù.., personaggio realmente esistito dal nome di Gilles Depais, maresciallo di Francia compagno d’armi di Giovanna D’Arco; quando quest’ultima fu venduta agli inglesi, esso non si rimesse mai da questa sciagura e non resistette al supplizio di vedere la sua tragica morte sul rogo, quindi impazzì ed in seguito si dedicò alla magia nera. Esercitava sotto le direttive di un alquanto singolare sacerdote italiano che lo esortava a praticare questi sconvenienti rituali con sacrifici di giovani umani.., fortunatamente è poi stato catturato e quindi finito anche lui al rogo. Da qui il nomignolo di Barbablù in quanto personaggio buio, aspro e poco -anzi per nulla!- cordiale.”…
Il nostro percorso non è ancora terminato, sulla strada incontriamo l’Abbazia cistercense di Solesmes e di nuovo un altro paio di dipartimenti tra cui Ille-et-Vilaine, dove mucche al pascolo e destrieri imponenti ci sovrastano.
Ore 15e50 di venerdì 29 maggio, abbiamo varcato la frontiera, se così si può dire, siamo finalmente entrati nella tanto attesa B r e t a g n a. Qui si comincia ad entrare nella leggenda, incontriamo quindi il circuito di Madame de Sevignè, la preferita di Luigi XIV, il Re Sole.
A stretto giro di boa notiamo la Roccia delle Fate, i Dolmen, alcuni peculiari castelli, gli animali al pascolo,... nell’aria la brezza dell’oceano. E’ leggenda.
Passiamo Rennes alle 16e18, direzione Paimpont.
Intere distese di campi di colza ci circondano dandoci a loro modo il benvenuto in questa terra.
Vento forte, nuvole e pioggia hanno la meglio ma noi non ci scoraggiamo, siamo qui e da qui non ce ne andremo…, almeno fino a martedì 2 giugno.
Ormai ci siamo, un cartello segnala “ Area di Brocéliande”, attraversiamo la foresta di Paimpont, molto energica, le piante hanno un color verde smeraldo, brillante, è subito amore.
Arriviamo al nostro hotel, molto romantico e ben integrato con il posto poco popolato, quasi intimo ma di grande impatto, Le Relais de Brocéliande a Paimpont e qui abbiamo l’onore di conoscere la nostra guida francese che affiancherà Annamaria e ci racconterà cose neanche mai sussurrate.
Andrè Lecossois è il suo nome, ovvero il nostro Druido superiore.
André è un giovane uomo motivato impegnato nel sociale che racchiude in sé un patrimonio di conoscenza al di sopra di ogni aspettativa, un ricercatore senza tempo, fotografo e giornalista, bretone d’eccellenza appassionato di cultura bretone, templari e storia francese. Scrittore ed autore di diversi libri non troppo ermetici in quanto la sua opinione è diffondere il pensiero spirituale, energetico ed esoterico. Ottimo giocatore professionista in gioventù di hockey su ghiaccio, ha dovuto lasciare per un importante infortunio al ginocchio…, comunque ora è qui con noi e per tutta la durata della nostra vacanza esplorativa, non ce lo faremo portare via.
Dopo le dovute presentazioni, ci rifocilliamo e poi di corsa verso la mall a passeggiare ed assaltare all’italiana il primo piccolo souvenir shop che incontriamo… (per dove siamo collocati più che una mall è perlopiù un piccolo vicolo…, essenziale ed affascinante…) prendiamo dimestichezza con il posto che ci ospiterà per tutto il nostro soggiorno in Bretagna.
Un giro intorno all’abbazia di Paimpont, incantevole e fiera. Un piccolo giro nel pub del paese per il bicchiere della staffa dove ci attendono un biliardo ed un gentiluomo bretone che colmo di essenza anch’essa bretone ed infatuato da una piacevole bella sensitiva che ci accompagnava…non rinuncia ad intrattenerci con una sua performance di canto e ballate irlandesi, suonando un timido violino, che se avesse avuto le gambe, sarebbe scappato lontano lontano.., serata ideale per incominciare a rompere il ghiaccio e creare quel feeling giusto tra i cavalieri e le dame dell’allegra brigata bretone.
Sabato 30 maggio, la magia del sapere..
Ed eccoci al secondo giorno, colazione, ore 9e20, partenza per la magica foresta di Brocéliande, Andrè è euforico e ammaliato dalla nostra voglia di sapere, è decisamente pronto a descriverci le meraviglie che ci circondano.
Il sole è un po’ in rotta con le nuvole che lo hanno messo in castigo ma per noi la luce è sufficiente per estrapolare meravigliose sfumature in tutta la foresta intorno a noi.
Siamo nella foresta di Brocéliande, rocce rosse intrise di ardesia si animano sotto questo impervio cielo che ci accompagna. Foresta ricca di flora e di fauna, divisa sostanzialmente in quattro parti di area privata ed una parte invece di pertinenza dello stato francese, dove all’interno troviamo anche un insediamento militare attivo che confina con una peculiare zona della foresta denominata “la Valle senza Ritorno”.
Al fine di poter “tollerare” l’afflusso dei turisti in queste zone, sono stati fatti degli accordi tra privati e Stato in modo che queste zone possano essere visitate senza alcuna restrizione.
La foresta di Brocéliande è una “foresta diversa per gente diversa”, si possono fare particolari incontri al chiaror di luna con i piccoli abitanti del sottobosco.., bisogna però “meritarselo”; è un luogo particolare con vibrazioni particolari.
La prima tappa è la mitica tomba di Merlino..non ci posso credere!!! Sono sulla tomba di Merlino..!! La sua tomba è un antico Dolmen, quasi del tutto distrutto dal tempo e dagli usurpatori. Si sussurra che Merlino sia stato concepito da due figure alquanto in contrasto tra di loro, una bella giovane fanciulla ed un temibile e disfattiero Diavolo.
Merlino nella mitologia druida era chiamato “Merlino il Druido”, fondatore eccelso del collegio druido atto all’insegnamento delle tradizioni.
Merlino è stato senza ombra di dubbio un lungimirante e particolare detentore di conoscenza.
Qui le leggende tra Merlino, Viviana “essere particolare venuta da un altro mondo” e la fata Morgana si intrecciano..,. La conoscenza passa attraverso gli Dei che hanno offerto ai popoli celti la loro filosofia, sentieri sacri sono stati percorsi da Druidi e Sacerdotesse per completare il loro cammino di iniziazione, dal Monte della Vandea costeggiando l’Oceano Atlantico, dal passaggio attraverso la Montagna Bianca ed altri dipartimenti per poi arrivare al Mont Saint Michel. Qui arrivavano completamente trasformati accompagnati dalla romantica luna piena.
Seconda tappa in questa foresta sempre più ammaliante perché se la ascolti in silenzio lei ti parla e sussurra frasi magiche …, è la Fontana della Giovinezza, usata come fonte battesimale in passato e nelle vecchie tradizioni celtiche si dice che usavano far risvegliare i loro Dei morti nell’acqua della giovinezza. Usata anche per far rimarginare le ferite a seguito di grandi battaglie come quelle tra bretoni e francesi oppure tra bretoni e romani. Nelle tradizioni Druidiche invece, questo popolo non ha ritenuto più opportuno “risvegliare” i morti, ad eccezione di Re Artù…, a tutt’oggi i druidi recuperano l’acqua che serve ad integrare pozioni alchemiche, distillano, ed insieme ad olii essenziali danno vita a decotti che complementano il sapere di questa fonte.
Massaggiata semplicemente ai polsi è un’acqua che serve per recuperare energia.
Vicino alla fonte della giovinezza vi è un piccolo sacro luogo di raccoglimento e preghiera, qui troviamo diversi portali, costruiti dai viandanti per un recupero dell’energia in quanto tale e fonte di un’ispirazione divina.
Le fontane sacre in Bretagna sono molte, esse sono -caricate- con energia tellurica ed energia proveniente dal cosmo quindi semplicemente dette “cammini cosmo tellurici”.
Ma gli Dei da dove arrivano? Le vecchie tradizioni orali raccontano di averli visti arrivare dai cieli d’Irlanda attraverso dei vascelli volanti, attaccando il popolo irlandese con armi battereologiche.
I sopravvissuti con il tempo si sono mescolati a questa razza superiore dando vita alla popolazione celtica. Nella leggenda anche la Dea Danah è arrivata attraverso dei vascelli sulle terre d’Irlanda…
…Da altre leggende “…Thuata de Dannan”, approdato in Irlanda intorno al terzo millennio a.c., “...nuvole dall’ovest d’Irlanda apparvero improvvisamente causando un’enorme eclissi, e magiche creature fecero per la prima volta la loro apparizione...” vedi articolo da me redatto titolato “Leprechaun, magico folletto irlandese “, apparso sul n.5 di Scienza e Mistero, edizione 2009 (www.scienzaemistero.com).
La mitologia è la nascita di molti fulcri, basata probabilmente su fatti reali. Purtroppo ad oggi, la tradizione orale si sta affievolendo soprattutto in virtù del fatto che la “nuova generazione” Druida è poco attenta alla sostanza di queste tradizioni e si applica veramente poco …
La scuola Druidica si divide in tre rami principali, un paio fondano le loro radici fra la massoneria inglese di cui Iodol Morgan era il promotore, una, la più antica è la branca dei Clan, ovvero piccole tribù, discrete ma non segrete. L’applicazione del proselitismo non è da imputare a tutte e tre le branche, sono differenti in questo. La consapevolezza e la conoscenza divina passa attraverso un percorso lungo, anche di sofferenza dove alla fine l’essere avrà una sorta di resurrezione. Un percorso iniziatico Druidico dura per tutta la vita ed oltre, anche dopo la morte. Molte cerimonie sacre vengono eseguite come sorta di passaggio di informazioni e conoscenza tra vivi e morti attraverso l’apertura di speciali canali. La particolarità del Druido sta nell’essere una sorta di ponte tra le due realtà. Questo stato di connessione “particolare” permette di far affluire la conoscenza e di diffonderla. Purtroppo il popolo Druido si sta estinguendo ed approssimativamente si conteranno gli ultimi Druidi ancora per 40 anni circa, poi niente più.
Il nostro viaggio continua verso altri luoghi arturiani, terza tappa il Castello di Comper, un vecchio maniero adibito ad esposizione. Il castello è privato ma a fronte di un comodato d’uso tra le parti (privato e stato), si è riusciti ad ottenerlo per ricreare questo splendido luogo di esposizione.
Qui è rappresentata tutta la vita di Re Artù, l’influenza delle fate che ha caratterizzato la sua particolare esistenza, Lancillotto, Ginevra, Viviana, La Dama del lago e tutti i personaggi che lo hanno circondato, amato, temuto e che si sono sacrificati per lui…, dei capolavori che a guardarli sembrano veri. Maestoso il lavoro realizzato, esposizione impeccabile che caratterizza il successo di questo museo arturiano.
All’esterno del castello troviamo il famoso “albero di Merlino..” è veramente enorme, ma decisamente splendido.
Qui ci riposiamo e divoriamo la nostra baguette che a dispetto dei panini italiani, misurava dai 30 ai 40 cm!!.., per tornare al racconto, ci siamo seduti tutti in gruppo di fronte all’albero di Merlino dove sorge un meraviglioso lago dal quale si narra sia emersa dalle acque Excalibur…, noi siamo stati lì un po’ ma nulla è accaduto...solo alcuni dei nostri cavalieri hanno provato a ricreare l’evento ma con …scarso successo.
Ora di nuovo in marcia attraverso un sentiero tortuoso ma stimolante e sempre più carichi di energia arriviamo alla Fontana di Barenton. Fontana dalla forma femminile ma in questo momento particolare poco carica in quanto energeticamente parlando si è affievolita a seguito di un grande periodo di siccità circa 4 anni fa, ci racconta rattristato Andrè, l’acqua all’interno della fonte ha sempre una temperatura costante, circa 7 gradi, acqua sulfurea che sale dal sottosuolo. Acqua miracolosa, al tempo dei Druidi veniva impiegata per curare le malattie mentali. Di fianco alla fontana, vediamo una grande pietra detta “Lo Sperone di Merlino”, questo è il luogo del primo incontro tra Merlino e Viviana, la fata del lago.
Continuando a parlare di tradizioni celtiche, nei periodi di siccità, qui si riunivano tutti i Druidi della Bretagna per riti e preghiere affinché la pioggia arrivasse per dare loro la possibilità di sopravvivere. Ricordiamo l’ultima grande preghiera collettiva, che indica la data 1976, dove tutti si riunirono per un rito propiziatorio.
Purtroppo il territorio sacro non viene preservato, ai giovani, nelle scuole iniziatiche vengono insegnati valori differenti e più effimeri rispetto ai -grandi- valori trasmessi dalle generazioni più anziane ma decisamente più sagge, oserei dire!!
I Druidi non riconoscono Dio come punto di riferimento, rifiutano i suoi insegnamenti e completamente la chiesa apostolica. Per loro il Cristo è rappresentato in veste Druida attraverso un percorso iniziatico. Fanno notare delle incongruenze nei passi biblici sottolineando invece che il druidismo è stato un percorso iniziatico fin dagli albori e che bisogna avere gli strumenti per saper interpretarlo, decodificarlo. Anche se la popolazione Druida è ormai in minoranza, essi hanno a tutt’oggi un grande peso storico-politico e sociale. Per sottolineare questo fatto Andrè ci racconta che nel 1979 cinque dipartimenti avevano in embrione tre progetti nucleari, ma a seguito di un grande appello che riuniva Druidi, massonerie e altre obbedienze riunite, dopo il 1980, a seguito dell’elezione del Presidente francese Mitterand, due di questi progetti sono stati definitivamente chiusi ed il terzo è stato smantellato.
Inoltre una curiosità: la bandiera è stata ideata e creata da un Druido.
Sono le 14e50 di sabato 30 maggio ed incalziamo i nostri speedy mini bus uscendo dalla inebriante foresta di Brocéliande per approdare alla Chiesa del Graal.
Un viaggio attraverso le verdi colline bretoni contornate da gialle ginestre.
Approdiamo nella Valle Senza Ritorno, la Valle misteriosa che osava far scomparire le persone cattive..,Valle particolarmente sibillina e luogo di apprendimento per maghi e stregoni, qui leggende e storie arturiane si intrecciano anche con simboli cristiani. Prima di accedere alla chiesa ci fermiamo nel piccolo paesino sottostante, Trehorenjuc per una meritata siesta -breve- ma intensa dove degustiamo la mitica “Breizh Cola”, soprannominata -briscola!- all’italiana che non è nient’altro che la coca-cola bretone. Il gusto? Beh bisognerebbe assaggiarla... meglio la Pepsi.
Ora la chiesa del Graal è vicina e con raccoglimento ci addentriamo attraverso un portico singolare che indica la scritta “La porta è all’interno”. Scopriamo un’interessante rappresentazione nella Via Crucis sia de “Lo Specchio delle Fate” , sia della “Valle Senza Ritorno”, Via Crucis molto particolareggiata sia nei colori sia nei personaggi che rappresentano gli eventi. Ritroviamo una particolare figura di Gesù inginocchiato davanti a Morgana, una coppa miracolosa figurata nell’ultima cena.., sulle vetrate si intrecciano simboli pagani e cristiani, molti riferimenti che a prima vista potrebbero sfuggire.
Troviamo inoltre appeso un quadro particolare con dipinto un masso di colore rosso, ossia la rappresentazione dello Sperone di Merlino collocato vicino ad un cervo bianco, ovvero il lato sacro ed a delle belve che in questo caso raffigurerebbero le forze della natura.
Un'altra curiosità all’interno di questa particolare chiesa è il dipinto raffigurante i Cavalieri della Tavola Rotonda, tanto simile a quello raffigurato sul nostro giornale on-line Camelot Chronicast (www.camelotchronicast.com)
Qui è assai nota la storia dell’abate Gillard che è morto di dispiacere solo perché è stato allontanato dalla chiesa che amava tanto.., solo perché aveva “sistemato” la chiesa in un modo particolare che non è stato affatto apprezzato dalla sua gente…, per dirla tutta aveva mescolato simbologie pagane e cristiane destabilizzando il sistema religioso prioritario.
Ci addentriamo nella Valle Senza Ritorno per procedere verso l’Albero d’Oro.
Qui ci accoglie un piccolo lago incantato che prende il nome di Specchio delle Fate. La leggenda vuole che sia colmo di libellule che al chiaror di luna, si trasformano in fate bellissime che danzando riescono a far riemergere il loro castello incantato….Posto veramente incantevole.
Ora abbiamo delle sensazioni alquanto discordanti, il paesaggio è assai peculiare, una parte della foresta e completamente bruciata e tra i rami secchi emerge un bellissimo albero d’oro. Un contrasto veramente forte.., qui la leggenda narra che la fata Viviana portava i suoi amanti ma poi essi non facevano mai ritorno…L’albero d’oro invece, rappresenta i cinque grandi eroi dei vigili del fuoco che durante un’azione atta a spegnere un incendio nella foresta, dove diverse piante bruciarono, persero purtroppo la vita. Ora al posto degli alberi bruciati ci sono delle pietre che li rappresentano. In origine i viandanti andavano a “disturbare” l’Albero d’Oro, deturpandolo, quindi ora l’intera zona è recintata al fine di preservare il sito di commemorazione.
Che cos’è il Graal?.., un’interpretazione personale del nostro grande saggio Andrè è che nella tradizione dei Druidi è il simbolo dell’abbondanza. Rappresenta la ricerca continua dell’essere umano, in realtà le coppe del Graal sono due, ovvero una sfera divisa a metà che solo unendosi di nuovo raggiungerà la simbiosi ed il completamento dell’essere e della materia in quanto tale. La morale è che bisogna quindi continuamente cercare la nostra personale metà della coppa, ritrovarla al fine di divenire una sola cosa, riassemblare il solo ed unico punto di unione, dentro e fuori…, una sola mente, una sola anima, una sola materia.
La realtà è che purtroppo l’umanità ha scelto di prolungare il suo “stato” nella materia, quindi sia spiritualmente che a livello energetico c’è continuità e c’è ricerca in tal senso ma per -paradosso- ci si ferma nonostante l’incremento della specie. Noi umani poco sensibili, trasformiamo la conoscenza in potere non certo per incrementare la saggezza e preserviamo solo l’aspetto materiale quindi non c’è purtroppo nulla di costruttivo.
Dopo questo sfogo collettivo, riprendiamo il nostro viaggio verso la Chiesa di Campeneac, nostra Signora della Riconciliazione. Un pallido sole si accinge a farsi spazio tra le nuvole.., qui una grande sorpresa, troviamo ad aspettarci un bellissimo diavolo scolpito sotto il pulpito con il viso quasi angelico e…senza coda. Un’altra anomalia è stato trovare il Cristo appeso su un portante a metà navata, di fronte al bellissimo Diavolo e non sopra l’altare dove di solito usa stare.., una singolare scultura di Gesù nel telo accanto agli strumenti della tortura. Interessante chiesa meritava una visita.
Ci rimettiamo in viaggio dove arriviamo in un posto incantato, un castello da sogno e precisamente il Castello di Trecesson, datato 15° secolo , luogo intrigante, soprattutto per la sua macabra ed emozionante storia. Si narra la leggenda della Dama Bianca e precisamente …
”…una notte un bracconiere vide arrivare quattro uomini in carrozza che scesero insieme ad una donna vestita da sposa ma con stupore del bracconiere essi la sotterrarono viva! Allora il bracconiere fece scattare subito l’allarme ma quando arrivarono per dissotterrarla, purtroppo la donna era già morta. Da quel giorno si dice che il suo spirito, non avendo ancora trovato pace, vaga ancora per il castello…”
Incantevole e suggestivo luogo in mezzo al bosco, finalmente non piove, è di rito una stupenda foto ricordo davanti all’incantevole castello, qualcuno ha rischiato di cadere nel lago che divide il castello dalla strada principale…, sono cose che succedono nei luoghi spiritati..
Domenica 31 maggio, l’energia essenziale..
Oggi la partenza è alle ore 9e05, il tempo decisamente più instabile di ieri, ma per noi è come se ci fosse il sole che ci illumina dall’interno..,la pioggia è poco convinta ed in tutta onestà, credo sia un bene.., siamo in direzione di Mont Neuf, sito megalitico, scoperto recentemente solo a seguito di un incendio, molto suggestivo ed imponente.
Il sito è stato scoperto intorno agli anni 1997/1998 con un lungo lavoro di disboscamento hanno riportato alla luce, circa 420 Menhir con scavi archeologici. E’ stato imposto un out-out al fine di fermare gli scavi, stimando che con quello che porterebbero alla luce, rischierebbe di diventerebbe molto più grande del sito di Carnac, a questo punto la notorietà di Carnac e di conseguenza la sua affluenza turistica potrebbero subire un crollo e questo i francesi non lo possono permettere.
La storia di questi Menhir ci dice che sono stati sistemati/costruiti sia per motivi solstiziali, sia per motivi equinoziali, ma ad oggi, sono ancora in fase di studio. In questo sito si percepisce una forte quantità energetica manifestata appunto da questi megaliti.
Qui troviamo una ricostruzione di un villaggio neolitico. Giustamente la nostra speciale guida Andrè ci conferma che le conoscenze degli antichi popoli erano di gran lunga superiori alle nostre, civiltà soprannaturali arrivate dal mare che attraverso il loro sapere tramandavano esperienze di vita e di praticità intellettuale allo stesso tempo. Erano lungimiranti e fieri, combattivi ed instancabili.
I megaliti che vediamo oggi in questi siti, rappresentavano delle indicazioni stradali, una lunga via che attraverso tutti i siti megalitici di Francia e oltre, indicavano il cammino da seguire, diversi sono esattamente posti sui tragitti dove giacevano cave di uranio; si presume quindi che queste civiltà abbiano sfruttato tali giacimenti. In ogni caso questo era ed è un sito di transito, decisamente importante il quale, attraverso le sue linee megalitiche riconduce sicuramente al sito di Carnac. Questi Menhir, insieme ai Dolmen, sono stati anche utilizzati per riequilibrare i punti energetici della terra.
Non è credibile la spiegazione scientifica che riporta tutto a delle tombe preistoriche solo perché è stato ritrovato qualche osso!
In epoche dove l’utilizzo dell’utensileria era direi inesistente , riuscivano comunque a spostare enormi massi e procedere con tecniche alquanto futuristiche.
Le civiltà megalitiche sono approdate sicuramente prima delle civiltà celtiche, in ogni caso avevano decisamente poteri soprannaturali, competenze eccellenti ed erano in grado di comunicare telepaticamente.
Un piccolo aneddoto: ” …Negli anni ’60-70 a Nantes viveva un povero barbone di nome Omero...in più di 40 anni di vita gli si era sviluppata talmente tanto l’arcata occipitale che aveva perso l’uso della parola...”
Immaginiamoci quante altre cose potrebbero essere successe o mal interpretate....
Ci rimettiamo in marcia, il cielo si è aperto e la pioggia è sempre più lieve.., destinazione Rochefort.
Incontriamo pochi negozi, case isolate, grandi distribuzioni ed un po’ di traffico. Era così piacevole viaggiare nella foresta insieme unicamente al popolo del sottobosco. Peccato.
Il contachilometri procede imperterrito e di colpo un’energia magica e travolgente ci conquista. Ci fermiamo, incontriamo un piccolo Dolmen, Oust des Follets, ovvero il Dolmen dei Folletti, ben predisposto ad accoglierci. Dolmen è una parola bretone che significa tavolo di pietra, sono generalmente situati su dei promontori, vale a dire le prime piramidi della terra..l’ultimo esemplare vicino a Nizza è stato sradicato per far posto ad un’autostrada..siamo senza parole, per non contare i Dolmen che subiscono scempi e vengono devastati insieme alle loro pietre di supporto..,essi sono spesso erroneamente scambiati per tombe di sepoltura. Rimane ancora un mistero come riuscissero a sistemare la pietra orizzontale finale. Questo piccolo Dolmen dei Folletti, ormai è stato devastato e non mostra più le sembianze originali. Siti certamente carichi di energia ed abitati da questo particolare popolo del sottobosco, una leggenda del posto narra ….”la storia di Locmine, un piccolo giovane scomparso tra i Dolmen ed al suo rientro dopo diverso tempo, era rimasto sicuramente più giovane rispetto ai suoi amici che in un altro tempo aveva lasciato…”
Questo piccolo Dolmen è molto vicino tra l’altro, ad alcuni luoghi dove il nostro sempre più mitico Andrè ha vissuto per un certo periodo di tempo, un’esperienza che lo ha arricchito molto.
Saliamo sulle nostre carrozze e ci dirigiamo verso uno dei villaggi più particolari e suggestivi bretoni, Rochefort en Terre. Qui per scelta, tutti i cavi, sia elettrici, sia di altra natura sono stati volutamente sotterrati al fine di non deturpare lo splendido paesino ed il panorama adiacente. Case colorate molto peculiari con i tetti in ardesia rendono il paesaggio altamente affascinante.
Qui troviamo una singolare chiesa del XII sec., in questi luoghi è stata ritrovata una particolare Madonna nera che è stata preservata dalle invasioni normanne ed in seguito esposta in questa chiesa, luogo di culto e di pellegrinaggio. Un insolito ossario con simbologia Golgota ci rammenta che potrebbero essere loro i guardiani della chiesa..
Qui alcuni di noi, consumano il loro pasto in un singolare pub bretone che nulla toglie alla cucina a cui siamo abituati da buoni italiani…, un’insalatona, ricca di verdure crude, tonno ed uova ha veramente fatto dimenticare che avevamo oltrepassato il confine.., per non parlare dell’abbondante coppa di gelato, non ci sono parole per descrivere la bontà di quel dessert .
E’ pomeriggio quasi inoltrato ed alle 15e45 ci muoviamo verso una zona caratteristica della Bretagna, la Valle del Dom. Ci dirigiamo quindi verso Gilèmemè (Penfao) passando attraverso Redon, cittadina particolare, dove risiede una giovane donna che ha la particolarità di essere la più giovane consigliera della Bretagna nonché una parente prossima della nostra guida Andrè.
Eccoci arrivati nel paese incantato, il paese della strega Carabosse, luogo di infanzia della nostra specialissima guida, Andrè, che ci racconterà tutti i segreti della magica Valle.
Qui ci imbattiamo subito in un vecchio mulino degli anni 50’, quasi completamente bruciato e distrutto ma che conserva ancora alcune caratteristiche che ci portano ad immaginare di come poteva essere strutturata la quotidianità del popolo di quegli anni.., resti di costruzioni in ardesia, piccole sorgenti ed acquitrini ad alto concentrato di ferro, un ponticello che ci porta direttamente alla Valle del Dom, la Valle di Danah in francese, sul quale ammiriamo -ahime!- solo da lontano uno splendido castello…, luoghi magici ed irripetibili che hanno tra le altre cose ispirato l’autore delle fiabe “Il Gatto con gli Stivali” e “ La Bella Addormentata nel Bosco”. Ci giriamo ad ammirare il paesaggio nel suo insieme scopriamo colma di un particolare fascino la Roccia degli Innamorati.
Qui all’epoca Druidica, molto prima che la Bretagna fosse cristianizzata, sorgeva un collegio di Sacerdotesse Druide, con il tempo il collegio si è affievolito e quasi tutti i Druidi sono scoparsi, da qui l’ultimo druido rimasto si è isolato e..nell’immaginario collettivo è diventato la strega Carabosse.
Nella leggenda si racconta che spesso la suddetta strega veniva spesso presa in giro dai contadini seminatori di lino, toccata quindi nel suo orgoglio di Sacerdotessa un giorno, esasperata da tale atteggiamento nei suoi confronti, mandò a questi contadini un sortilegio facendo diventare la vallata arida e non più predisposta alla coltivazione del lino..mandando in rovina tutta la produzione di lino di quella vallata, ricordiamo che al tempo il lino era molto pregiato ed un importante materiale versatile ed usato in abbondanza.
La strega Carabosse , sempre più sola e triste si lasciò andare trasformandosi lei stessa in una Roccia alquanto gobba ma fiera e maestosa, totalmente mineralizzata, che domina a tutt’oggi l'intera vallata, la Roccia degli Innamorati, appunto. In questo posto incantato, troviamo inoltre anche una grotta dedicata alle Sacerdotesse Druide. La Roccia degli Innamorati era soprattutto un luogo di culto sacro, utilizzato perlopiù per iniziazioni e cerimonie sacre di concepimento al fine di incrementare ed elevare la grande sapienza Druidica attraverso l’atto dell’accoppiamento usualmente tra un giovane iniziato ed una vergine, “cerimonia” che generava una nuova vita, la nascita di futuro Sacerdote, di un Guerriero oppure di una Sacerdotessa.
Le sacerdotesse dovevano preservate l’equilibrio del collegio ed iniziare le giovani Druide.
I grandi saggi Druidi venivano consultati dal Re per le decisioni importanti, si dovevano consultare e procedere per un comune accordo. Il potere Druido ha sempre prevalso sulla ragione quindi il Re, temendo brutti sortilegi, si atteneva al consiglio dei grandi saggi…
Qui in questo posto senza uguali riscopriamo, attraverso racconti e leggende peculiari, tutta la sintesi della Bretagna. Ci riposiamo un po’ ed alcuni di noi decidono di scalare la grande Roccia sacra degli innamorati. Il paesaggio visto da lassù è incantevole, sembra di vivere una fiaba contemporanea.
Sono le 18 e colmi del nostro sapere ci dirigiamo, di dipartimento in dipartimento verso le Temple de Carentoir, una piccola chiesa templare in un minuscolo paesino arroccato.
Di primo acchito sembrerebbe che la chiesa sia chiusa ai pellegrini, in quanto è in fase di ristrutturazione, ma una gentile donzella, che ci aveva già “adocchiato” da lontano, soprattutto per la baraonda che facevamo ma è stata ben lieta di aprircela ugualmente…! Straordinaria oggettistica risalente al periodo medioevale, circa 1180, una particolare tomba templare in legno, sigilli in stile, vetrate simboliche, affreschi su affreschi ed una particolare Croce verde di smeraldi che purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di visionare in quanto sparita misteriosamente durante un trasloco dei reperti verso Carentoir.
Pronti per partire ma un problema incombe sulle nostre teste..la serratura della Chiesa non vuole saperne più di chiudersi ed i nostri abili cavalieri si danno da fare per aiutare la gentil donzella guardiana della chiesa, a risolvere la faccenda. All’alba delle 20, dopo svariati tentativi, la serratura è stata completamente smontata e poi rimontata e poi risistemata e poi.., di comune accordo è stato chiuso il maestoso portone templare dall’interno e tutta la brigata di faccendieri che ci ha lavorato sopra per una bella mezz’ora è stata costretta ad uscire da una porta secondaria. Infine domani è un altro giorno…probabilmente la custode della chiesa sarà costretta a chiamare un fabbro.
Quindi, dulcis in fundo, rientriamo verso la nostra base a Paimpont attraversando le Pays de l’Oust e de la Brocéliande. Stremati ma colmi di insegnamenti raggiungiamo il nostro rifugio, le Relais de Brocéliande che ci aspetta per offrirci un piacevole riposo.
Lunedì 1 giugno , l’eccelso accrescimento interiore..
Stamattina è il grande giorno della visita alla maestosa città di Nantes, soprannominata la piccola Venezia dell’ovest. Partenza ore 8e55, attraverso il dipartimento di Morbihant ed altri ancora..,un piccolo aneddoto è che togliendo tutti i continenti, tutti i mari, tutti i fiumi ecc., ecc., il centro del mondo rimane proprio Nantes, supportata anche da una strutturata e precisa ricostruzione grafica.
Durante il viaggio verso questa città superiore apprendiamo con nostro dispiacere che parte di queste campagne/foreste meravigliose subiranno un cambiamento radicale in quanto è in atto un progetto politico per costruire un nuovo aeroporto internazionale, nonostante il parere contrario di tutti. Purtroppo sappiamo che molte cose vanno così e non ci scandalizziamo più di tanto.
Nantes è una città molto grande, metropolita, 500 mila abitanti, ogni monumento qui sembra avere proporzioni enormi. Facciamo visita alla maestosa Cattedrale di San Pietro dove all’ingresso troviamo una serie infinita di bellissime statue senza pari ed una colonna che ricorda Luigi XVI, un buon Re. La nostra attenzione una volta entrati ci porta alla peculiare acquasantiera ma sopratutto alla fiera e possente tomba di Federico II. Tomba con grande simbologia alchemica con riferimenti alle quattro virtù cardinali, la forza, la giustizia, la prudenza e la temperanza.
Una tomba alchemica tutt’ora materia di studio. In queste opere scultorie troviamo tutta la passione dell’artista che cercava di esprimere al meglio, attraverso questa forma d’arte simbologie e messaggi particolari che nel periodo dell’inquisizione erano debitamente nascosti e preservati.
La trasmissione della conoscenza avveniva spesso attraverso questo tipo di percorso.
Ritroviamo simbologie importanti come il serpente, la torre, il leone, il levriero, l’orologio, lo specchio convesso, il compasso ed altri ancora…, tutti messaggi decifrabili. Solo chi aveva la chiave di una conoscenza eccelsa era in grado di decodificare e passare ad un livello superiore. Nascondere l’istruzione ed il sapere attraverso la simbologia era l’unico modo per non portare alla luce del sole un grado di consapevolezza che spettava solo agli eletti ed agli iniziati, pena il rogo.
Nella Cattedrale, notiamo inoltre una Statua di San Pietro con un gallo che canta, la particolarità è che ha le zampe nella terra e nello sterco; il gallo simboleggia la Francia, le sue zampe ben piantate significano che la conoscenza arriva attraverso la terra e le sue attinenti simbologie. Quindi “la Francia sa”…, d’altronde una delle quattro lingue sacre è proprio il francese, oltre al latino, l’aramaico ed il greco antico.
Ci lasciamo alle spalle l’energetica città di Nantes estasiati da quello che abbiamo potuto osservare nella cattedrale dirigendoci verso il Mont Saint Michel. E’ primo pomeriggio, sono le 13e30 e la strada da percorrere è veramente tanta fino al confine tra la Bretagna e la Normandia ma noi non siamo affatto scoraggiati, i nostri due eccellenti autisti, Eugenio ed Annamaria hanno gestito i percorsi in modo superbo. Il sole si fa spazio tra le nuvole cercando il suo degno posto tra i cieli bretoni.
Passiamo il fiume Erdre, dove un tempo nobili negrieri commerciavano fra la terra di Francia e l’Africa. Il sole ha già cambiato idea almeno due o tre volte in queste ultime due ore, alle 15e10 attraversiamo il dipartimento de la Manche dove notiamo un particolare mulino a vento ancora funzionante. Il Mont Saint Michel è un patrimonio dell’umanità. Protetto dall’arcangelo Michele, è un sito imponente, unico ed irripetibile, ti toglie il fiato. L’ultima volta che ho avuto una sensazione simile è stato due anni fa a Carcassonne…, ma questo è un altro report :0)
Non ci sono parole per esprimere la gioia di avere avuto la possibilità di poter visitare questo sito straordinario. La macchina fotografica digitale è quasi esplosa.
Inoltre la sua è una particolare Cattedrale che ospita una comunità di benedettini che fanno riferimento alle regole di San Benedetto di Norcia, appartenente all’ordine di Gerusalemme.
Qui troviamo un meraviglioso chiostro adibito a loro. Ambiente austero ma nello stesso tempo completo ed essenziale. Raccolgo con piacere la testimonianza di una suora del convento che mi confida di essere stata prescelta in età giovanile e da allora è stata sempre fedele all’ordine.
Il sito è molto suggestivo, volte meravigliose ed emblematiche ci sovrastano.
Visitiamo la sala conviviale, la cappella che tra l’altro ospita una particolare Madonna nera, la cripta di San Martin dove troviamo una croce simbolica della crocifissione, ed infine un’enorme rurale ruota che veniva usata per alzare pietre di dimensioni e peso importante.
Scendiamo le scale ed i viottoli del monte a ritroso. Il nostro percorso è giunto ormai alla fine e alle 19e30 siamo in procinto di dirigerci verso i nostri mini bus, lo guardiamo ancora con un sospiro e lo salutiamo con affetto.
Ore 19e45, ci riposiamo e ceniamo in un particolare ristorante, le Relais du Roy…, cena abbastanza tormentata, non tutto va per il verso giusto ma alla fine, tutti si sono saziati e rilassati quindi pronti per percorre a ritroso parecchi chilometri per rientrare a Paimpont per l’ultima notte in terra bretone.
Sono le 11e30. Siamo arrivati. Esausti ma felici.
Martedì 2 giugno, l’estasi finale
Ore 8e35 siamo già tutti pronti per rientrare, sconvolti dall’enorme energia regalataci da questi meravigliosi posti ed un poco malinconici per doverci lasciare, riprendiamo il nostro viaggio per l’ultima volta in terra bretone, a ritroso.
Oggi al contrario di tutti gli altri giorni, il sole splende sopra le nuvole e ci invita a restare..,
Facciamo una prima tappa all’aeroporto di Rennes St.J.Lande, dove quattro amici della nostra ormai mitica brigata, Cristian, Donatello, Carla e Gabriella ci lasciano per un volo in coincidenza di rientro.
Noi, i restanti 12 e la nostra guida Andrè proseguiamo invece per l’aeroporto di Parigi.
Sulla strada, facciamo una sosta in una cittadina medioevale, Vitrè, al tempo era una città fortificata. Un centro storico pittoresco quasi alsaziano, ben conservato ci permette di fare delle fotografie meravigliose.
Ultimo pranzo insieme in un ristorante orientale a Vitrè, dove il buffet era libero (e grasso…) per la modica cifra di Euro 10,00 a persona. … Dopo cinque giorni, con tutto il rispetto per le crepes e le galettes francesi che sono comunque squisite, noi eravamo alquanto affamati….. Lascio i commenti a chi legge, quello che posso dirvi su questa ultima mangiata in compagnia è di avere riso talmente tanto che le lacrime hanno preso il sopravvento in modo sconsiderato.
All’uscita però il momento diventa assai triste in quanto è giunto il punto in cui Andrè il nostro speciale condottiero ci deve lasciare per proseguire il suo cammino verso casa. Non lo ringrazieremo mai abbastanza per tutto quello che ha fatto per noi. Sono stati giorni indimenticabili.
Infine, autostrada n.81, ore 14e50, 198 chilometri a Parigi, nostra destinazione finale per imbarcarci poi per l’Italia. Ginestre gialle ci accompagnano, durante il percorso autostradale incontriamo diversi luoghi di culto, ma la vegetazione è troppo folta per farci intravedere queste meraviglie.
60 km da Parigi, regione di Ille de France, gli ultimi due dipartimenti che incontriamo sono il dip. de l’Essonne ed il dip. de Seine Saint Denise.
Un grosso cartello blu con una scritta bianca indica Aeroporto C.de Gaulle. Ormai ci siamo i giochi sono chiusi per un totale di km 1540 percorsi in sei giorni.
Esperienza meravigliosa e veramente importante che ci ha permesso di apprendere molto sulla cultura bretone e su tutto ciò che di magico li circonda.
Uno speciale grazie ad Andrè e Annamaria, senza di loro questo viaggio non sarebbe stato lo stesso.
Credo sia doveroso elencare tutti i miei compagni di viaggio che ho imparato a conoscere e ad apprezzare, ognuno con particolarità ed esigenze diverse ma tutti con uno stesso obbiettivo.
Osservandoli, ho dato ad ognuno di loro un nomignolo che me li farà ricordare con un sorriso per il tempo che verrà.
In ordine alfabetico:
le dame: Annamaria l’eccelsa saggia sacerdotessa italo-francese, Antonia l’affascinante bruna osservatrice, Carla l’insaziabile fotografa, la bella e sensitiva Elena, Gabriella la dama bianca, Giovanna l’essenziale, Loretta la meticolosa, Marina la ponderatrice, Matilde la sapiente, Maura la fragile romantica, Natalia l’ammaliatrice fatata.
i cavalieri: Andrè l’affascinante eclettico Druido senza tempo, Cristian il pensatore, Donatello il lungimirante, Eugenio il paziente altruista, Luigi il perfezionista.
Curiosità:
L’erba dei prati bretoni è salata, quindi capre montoni ed allevamenti in genere sono molto più saporiti.
L’animale Totem della Bretagna è l’ermellino.
Report di Sabrina Biganzoli, Associazione Sentinel Italia
Questo report è interamente dedicato a Carlo, un mentore e maestro di vita, un ricercatore senza tempo ma soprattutto un uomo sensibile e determinato in ogni suo cammino intrapreso.
Grazie di avere speso alcuni dei tuoi migliori anni accanto a me, ad Eugenio ed a tutti coloro che ti hanno amato. Porteremo la tua saggezza fino all’olimpo, fieri di averla appresa e condivisa con un Grande Signore. Il Signore di tutti i tempi.
Noi continueremo il nostro percorso di vita terrena sotto la guida della tua stella. Proteggici e rendici sempre più forti per continuare là dove tu hai lasciato. Le tue battaglie sono le nostre battaglie. Il nostro sangue è il tuo sangue. Quando ci rincontreremo, sarai orgoglioso e fiero di noi.
Carlo qualche mese fa ci ha dedicato un passaggio tratto da uno scritto di Carlos Castaneda
“…Questa strada che mi accingo a percorrere ha un cuore? Certo che ha un cuore e quindi, è sicuramente una buona strada…”
Ne siamo certi.
Sono le 10e30 della mattina di giovedì 28 maggio, noi, Sabrina, Luigi ed Eugenio di Sentinel Italia (www.sentinelitalia.org), con volo proveniente da Milano-Malpensa siamo i primi ad assaporare terra di Francia. Qui ci accingiamo ad aspettare il resto della brigata, questo è il nostro luogo di ritrovo; l’aeroporto di Parigi C. De Gaulle.
Il cielo è nuvolo, non promette niente di buono ma a noi poco ci toglie.
Qui un gruppo di giovani, provenienti da diverse parti d’Italia hanno stabilito il loro punto di incontro per incominciare insieme una particolare ed alquanto magica avventura che li porterà al centro della terra, ovvero nella magica terra dei Druidi, la fatata Bretagna, incantevole terra ricca di contrasti, leggende ed arcani che magari riusciremo a svelare.
Siamo in sedici anzi quasi diciassette in quanto la nostra guida bretone Andrè ci raggiungerà sul posto..., Annamaria la nostra specialissima comune amica italo-francese, nonché nostra guida per eccellenza, impareggiabile ricercatrice esperta di storia Templare, Catara ed altro ancora (..), la quale ha fortemente voluto che facessimo questa esperienza, non esita a spronarci in quanto nei prossimi cinque giorni saremo testimoni di passaggi storici incantevoli senza ritorno.
Bene, ci siamo tutti, le presentazioni sono doverose ed a pelle credo di avere già stabilito un buon feeling con questi miei nuovi compagni di viaggio. Prendiamo i nostri due mini bus a noleggio e senza esitare, diamo inizio al nostro percorso, in fondo siamo qui per questo e noto piacevolmente che una magica euforia è nell’aria ed è comune a tutti (!), nonostante tra di noi ci si conosca ancora poco.
Il viaggio verso la Bretagna è lungo, i primi cartelli che vediamo indicano Bordeaux, Nantes, Lyon, il paesaggio osservato dal finestrino del van non è particolare ma alquanto anonimo..; prendiamo direzione Versailles.., traffico logorante soprattutto intorno a Parigi.., attraversiamo il dipartimento Val-de-Marne ..e poi ancora il dip. de l’Essonne e poi verso Orléans, solo piccole e timide distese di umili papaveri rossi…, un cartello indica che siamo a 63 km da Chartres alle 18e38 di giovedì sera e questo ci rassicura un po’…, cominciamo a sentire la stanchezza di una pesante giornata…non consapevoli ancora che tutto ciò che assaporeremo nei giorni seguenti ci avrebbe fatto dimenticare di gran lunga questo interminabile viaggio di andata.
Il paesaggio ora comincia a mutare, ci addentriamo nella Foresta de Rambouillet, senza dubbio la foresta più grande di Francia dove diversi tipi di flora e differenti gradazioni di verdi ci fanno già immaginare la magica Foresta di Brocéliande nella quale stiamo per arrivare…, Merlino, Re Artù e altri personaggi di incantate leggende saranno lì sicuramente ad aspettarci.
Diverse cattedrali e monumenti storici ci accompagnano lungo il tragitto, altri dipartimenti ci accolgono, il dip. d’Yvelines, il dip. de l'Eure-et-Loir dove la fauna presente è decisamente particolare.., cervi, daini, cinghiali…degni di un ” Re… di Francia”.
Ed eccoci arrivati nel cuore di Chartres Ville dove un parco stupendo ci sovrasta e dove, soprattutto, come prima tappa del nostro viaggio, visiteremo l’imponente Cattedrale di Nostra Signora di Chartres.
Ci rifocilliamo dopo l’interminabile cammino in un sobrio hotel tipicamente francese, l’Alberge Jehan de Bauce, in centro vicino alla stazione ed alla Cattedrale; una posizione logisticamente tattica e precisa; Annamaria ancora una volta è stata lungimirante ci ha preso nel segno.

Questa prima sera abbiamo preso confidenza con la cucina francese, abbiamo divorato una quantità industriale delle mitiche crepes francesi, salate e dolci a secondo dei gusti, erano lì che ci attendevano trepidamente. Rientrando verso l’albergo ci fermiamo ad ammirare un concerto all’aperto ai piedi della Cattedrale, un gioco di luci la sovrasta rendendola mistica e maestosa allo stesso tempo; vengono proiettate sulla facciata frontale particolari scene sacre e simbologie che fanno rabbrividire per la loro spettacolarità e per le sensazioni che ci lasciano addosso. Abbiamo la sensazione di essere parte del disegno proiettato e non dei semplici spettatori da quanto questa esibizione ci coinvolge.., un intrattenimento unico e sensazionale.
Stanchi, esausti ma ricaricati di questa enorme energia musicale e coreografica, andiamo a dormire con la sensazione che da domani, visti i presupposti d’inizio, avremo un’escalation di esaltanti emozioni.
Venerdì 29 maggio, l’inizio della consapevolezza.
E’ mattina presto e qui tutti in riga come dei bravi studenti attendiamo frementi di visitare la maestosa Cattedrale di Chartres. Merito da attribuire ad un famoso architetto Villard de Honnecurt appartenente ad uno studio di architettura che ha realizzato diverse Cattedrali Gotiche.
A prima vista troviamo diverse simbologie, quella del fogliame ad esempio che permetteva al popolo di poterne interpretare la chiave di lettura attraverso i simboli, appunto. Una conoscenza comunque che non a tutti era dato sapere.
Certo che a prima vista è imponente, solenne ed energica al tempo stesso. Ci riferiamo ad un periodo storico che va dal 12° al 14° sec., uno splendido Rosone sulla facciata frontale ci assicura una rappresentazione femminile, il Rosone è stato collocato in post-costruzione in quanto in origine non figurava.
I colori rappresentativi alchemici originari della antica Persia sono il rosso, il blu ed il verde, si sono affievoliti nel tempo a causa soprattutto dei tumulti prodotti dalla rivoluzione francese.., nuance che ad oggi inevitabilmente, non ha più la stessa intensità di colore.
Sul lato sud della Cattedrale troviamo un portale interessante con una statua rappresentante il Cristo che tiene a sé un “libro chiuso” citato come libro della conoscenza rappresenta la dominazione, ai piedi il serpente, simbologia a livello tellurico. Sono rappresentate inoltre anche importanti simbologie templari.

Ci inoltriamo all’interno, è un incanto e quasi viene da perdere il fiato, nobili rappresentazioni a livello energetico, mistico e spirituale .., un antico Tempio pagano celtico si innalza prepotentemente a noi..; nel Medioevo questa Chiesa rappresentava un luogo di guarigione, essa chiamava a sé tutti i pellegrini che cercavano sollievo da ogni tipo di malattia nonché una rispettabile redenzione per meritare un’inequivocabile vita eterna. L’acqua che scorre a tutt’oggi sotto questa cattedrale, 13 correnti diverse in tutto, rappresentano l’importanza di questo miracoloso pozzo posto qui all’interno. Passo dopo passo con stupore ed ammirazione, arriviamo alla scoperta della prima Madonna nera, la Nostra Signora del Pilastro, troviamo invece la seconda Madonna nera sul lato Nord della Cattedrale.
Le Madonne nere sono simbolo di energia terrena in quanto sono state trovate sotto la terra, molte vennero estratte al tempo dei Druidi. Riguardo al colore nero, qui non abbiamo delle risposte certe in riferimento al perché di questo elemento cromatico.
Ci addentriamo, ci guardiamo attorno… è sbalorditiva, volte imponenti ci sovrastano, la più alta arriva fino a 37 metri.
Le Vetrate sono 176 per un totale di mq.2600, molte rappresentano scene bibliche ed hanno delle sfumature e delle luci da perderci il fiato. Un particolare orologio astronomico con segni zodiacali ci guarda silenzioso…
Esiste un percorso “consigliato” che inizia dal lato sinistro della chiesa per poi accompagnarci all’uscita dal lato sud, detto anche “lato del risveglio” e dell’illuminazione, io aggiungerei. Qui in questo importante monumento, troviamo il famoso labirinto dove nel punto centrale si illumina una placca con anello in riferimento al solstizio di San Giovanni. Questo è il punto più energico e pensiamo sia realmente così. Qui molti vennero e vengono tutt’oggi illuminati. Esiste un punto di non ritorno dove la conoscenza diventa infinita, dove il sole e la luna si uniscono “in modo divino”. Un vero e proprio percorso iniziatico ed energetico che ci scalda il cuore anche attraverso i colori delle splendide vetrate, ovunque noi siamo e chiunque noi siamo il cammino e gli archetipi non cambiamo, indipendentemente dalle culture differenti.

Altro peculiare particolare è l’esposizione di un pezzetto del Voile de la Vierge (Velo della Vergine) che in origine, nel 876 era lungo cinque metri. Folgorante Cattedrale ma non è da meno la sua straordinaria Cripta dove all’interno troviamo il famoso pozzo des Saints Forts, si tratta di un pozzo celtico orientato verso i punti cardinali.
Cripta di origine carolingia, molto energica dove ritroviamo -si fa per dire!- ben 37 Menhir, la verità è che ad oggi non si sa bene dove siamo nascosti ma risiedono sicuramente ancora qui…, la cripta era tutta affrescata, ma ora non è più possibile identificarne alcuna raffigurazione, sopratutto la simbologia. In origine veniva usata come deambulatorio che i preti attraversavano per andare nella chiesa.
Senza dubbio alcuno la Cattedrale è imponente e allo stesso tempo rappresenta uno dei monumenti più simbolici di Francia.
Ci dirigiamo verso l’uscita rinati, attraversiamo il chiostro dove il paesaggio del giardino ci accende il cuore e partiamo verso la nuova nostra meta, Paimpont, attraverso Rennes.
Sono le 12e58 di venerdì 29 maggio ed i nostri mini bus sfrecciano di nuovo sull’autostrada.
Il panorama è alquanto sobrio, qualche ginestra gialla all’orizzonte ci accompagna lungo il tragitto, distese di pianura sono ormai la certezza che qui tutto è lineare ma importanti monumenti ci guidano verso la terra dei grandi Druidi e delle sagge Sacerdotesse, Annamaria ci fa notare che in questo percorso c’è una forte concentrazione di chiese templari.
Ad onor del vero, visto che ci addentriamo in un paese quasi indipendente dalla Francia, bisogna sottolineare che i bretoni non si sono mai riconosciuti nei francesi, sono sempre stati un ducato a parte. La Bretagna si è conglobata alla Francia con il matrimonio di Anna di Bretagna. Hanno un’influenza irlandese, i suoi simboli sono il Triskel e la bandiera bianca e nera.
Terra ricca di leggende, valli senza ritorno, foreste incantate e personaggi indimenticabili a noi ben noti.
“… Cera una volta Barbablù.., personaggio realmente esistito dal nome di Gilles Depais, maresciallo di Francia compagno d’armi di Giovanna D’Arco; quando quest’ultima fu venduta agli inglesi, esso non si rimesse mai da questa sciagura e non resistette al supplizio di vedere la sua tragica morte sul rogo, quindi impazzì ed in seguito si dedicò alla magia nera. Esercitava sotto le direttive di un alquanto singolare sacerdote italiano che lo esortava a praticare questi sconvenienti rituali con sacrifici di giovani umani.., fortunatamente è poi stato catturato e quindi finito anche lui al rogo. Da qui il nomignolo di Barbablù in quanto personaggio buio, aspro e poco -anzi per nulla!- cordiale.”…
Il nostro percorso non è ancora terminato, sulla strada incontriamo l’Abbazia cistercense di Solesmes e di nuovo un altro paio di dipartimenti tra cui Ille-et-Vilaine, dove mucche al pascolo e destrieri imponenti ci sovrastano.
Ore 15e50 di venerdì 29 maggio, abbiamo varcato la frontiera, se così si può dire, siamo finalmente entrati nella tanto attesa B r e t a g n a. Qui si comincia ad entrare nella leggenda, incontriamo quindi il circuito di Madame de Sevignè, la preferita di Luigi XIV, il Re Sole.
A stretto giro di boa notiamo la Roccia delle Fate, i Dolmen, alcuni peculiari castelli, gli animali al pascolo,... nell’aria la brezza dell’oceano. E’ leggenda.
Passiamo Rennes alle 16e18, direzione Paimpont.
Intere distese di campi di colza ci circondano dandoci a loro modo il benvenuto in questa terra.
Vento forte, nuvole e pioggia hanno la meglio ma noi non ci scoraggiamo, siamo qui e da qui non ce ne andremo…, almeno fino a martedì 2 giugno.
Ormai ci siamo, un cartello segnala “ Area di Brocéliande”, attraversiamo la foresta di Paimpont, molto energica, le piante hanno un color verde smeraldo, brillante, è subito amore.
Arriviamo al nostro hotel, molto romantico e ben integrato con il posto poco popolato, quasi intimo ma di grande impatto, Le Relais de Brocéliande a Paimpont e qui abbiamo l’onore di conoscere la nostra guida francese che affiancherà Annamaria e ci racconterà cose neanche mai sussurrate.
Andrè Lecossois è il suo nome, ovvero il nostro Druido superiore.
André è un giovane uomo motivato impegnato nel sociale che racchiude in sé un patrimonio di conoscenza al di sopra di ogni aspettativa, un ricercatore senza tempo, fotografo e giornalista, bretone d’eccellenza appassionato di cultura bretone, templari e storia francese. Scrittore ed autore di diversi libri non troppo ermetici in quanto la sua opinione è diffondere il pensiero spirituale, energetico ed esoterico. Ottimo giocatore professionista in gioventù di hockey su ghiaccio, ha dovuto lasciare per un importante infortunio al ginocchio…, comunque ora è qui con noi e per tutta la durata della nostra vacanza esplorativa, non ce lo faremo portare via.
Dopo le dovute presentazioni, ci rifocilliamo e poi di corsa verso la mall a passeggiare ed assaltare all’italiana il primo piccolo souvenir shop che incontriamo… (per dove siamo collocati più che una mall è perlopiù un piccolo vicolo…, essenziale ed affascinante…) prendiamo dimestichezza con il posto che ci ospiterà per tutto il nostro soggiorno in Bretagna.
Un giro intorno all’abbazia di Paimpont, incantevole e fiera. Un piccolo giro nel pub del paese per il bicchiere della staffa dove ci attendono un biliardo ed un gentiluomo bretone che colmo di essenza anch’essa bretone ed infatuato da una piacevole bella sensitiva che ci accompagnava…non rinuncia ad intrattenerci con una sua performance di canto e ballate irlandesi, suonando un timido violino, che se avesse avuto le gambe, sarebbe scappato lontano lontano.., serata ideale per incominciare a rompere il ghiaccio e creare quel feeling giusto tra i cavalieri e le dame dell’allegra brigata bretone.
Sabato 30 maggio, la magia del sapere..
Ed eccoci al secondo giorno, colazione, ore 9e20, partenza per la magica foresta di Brocéliande, Andrè è euforico e ammaliato dalla nostra voglia di sapere, è decisamente pronto a descriverci le meraviglie che ci circondano.
Il sole è un po’ in rotta con le nuvole che lo hanno messo in castigo ma per noi la luce è sufficiente per estrapolare meravigliose sfumature in tutta la foresta intorno a noi.
Siamo nella foresta di Brocéliande, rocce rosse intrise di ardesia si animano sotto questo impervio cielo che ci accompagna. Foresta ricca di flora e di fauna, divisa sostanzialmente in quattro parti di area privata ed una parte invece di pertinenza dello stato francese, dove all’interno troviamo anche un insediamento militare attivo che confina con una peculiare zona della foresta denominata “la Valle senza Ritorno”.
Al fine di poter “tollerare” l’afflusso dei turisti in queste zone, sono stati fatti degli accordi tra privati e Stato in modo che queste zone possano essere visitate senza alcuna restrizione.
La foresta di Brocéliande è una “foresta diversa per gente diversa”, si possono fare particolari incontri al chiaror di luna con i piccoli abitanti del sottobosco.., bisogna però “meritarselo”; è un luogo particolare con vibrazioni particolari.
La prima tappa è la mitica tomba di Merlino..non ci posso credere!!! Sono sulla tomba di Merlino..!! La sua tomba è un antico Dolmen, quasi del tutto distrutto dal tempo e dagli usurpatori. Si sussurra che Merlino sia stato concepito da due figure alquanto in contrasto tra di loro, una bella giovane fanciulla ed un temibile e disfattiero Diavolo.
Merlino nella mitologia druida era chiamato “Merlino il Druido”, fondatore eccelso del collegio druido atto all’insegnamento delle tradizioni.
Merlino è stato senza ombra di dubbio un lungimirante e particolare detentore di conoscenza.
Qui le leggende tra Merlino, Viviana “essere particolare venuta da un altro mondo” e la fata Morgana si intrecciano..,. La conoscenza passa attraverso gli Dei che hanno offerto ai popoli celti la loro filosofia, sentieri sacri sono stati percorsi da Druidi e Sacerdotesse per completare il loro cammino di iniziazione, dal Monte della Vandea costeggiando l’Oceano Atlantico, dal passaggio attraverso la Montagna Bianca ed altri dipartimenti per poi arrivare al Mont Saint Michel. Qui arrivavano completamente trasformati accompagnati dalla romantica luna piena.
Seconda tappa in questa foresta sempre più ammaliante perché se la ascolti in silenzio lei ti parla e sussurra frasi magiche …, è la Fontana della Giovinezza, usata come fonte battesimale in passato e nelle vecchie tradizioni celtiche si dice che usavano far risvegliare i loro Dei morti nell’acqua della giovinezza. Usata anche per far rimarginare le ferite a seguito di grandi battaglie come quelle tra bretoni e francesi oppure tra bretoni e romani. Nelle tradizioni Druidiche invece, questo popolo non ha ritenuto più opportuno “risvegliare” i morti, ad eccezione di Re Artù…, a tutt’oggi i druidi recuperano l’acqua che serve ad integrare pozioni alchemiche, distillano, ed insieme ad olii essenziali danno vita a decotti che complementano il sapere di questa fonte.
Massaggiata semplicemente ai polsi è un’acqua che serve per recuperare energia.
Vicino alla fonte della giovinezza vi è un piccolo sacro luogo di raccoglimento e preghiera, qui troviamo diversi portali, costruiti dai viandanti per un recupero dell’energia in quanto tale e fonte di un’ispirazione divina.
Le fontane sacre in Bretagna sono molte, esse sono -caricate- con energia tellurica ed energia proveniente dal cosmo quindi semplicemente dette “cammini cosmo tellurici”.
Ma gli Dei da dove arrivano? Le vecchie tradizioni orali raccontano di averli visti arrivare dai cieli d’Irlanda attraverso dei vascelli volanti, attaccando il popolo irlandese con armi battereologiche.
I sopravvissuti con il tempo si sono mescolati a questa razza superiore dando vita alla popolazione celtica. Nella leggenda anche la Dea Danah è arrivata attraverso dei vascelli sulle terre d’Irlanda…
…Da altre leggende “…Thuata de Dannan”, approdato in Irlanda intorno al terzo millennio a.c., “...nuvole dall’ovest d’Irlanda apparvero improvvisamente causando un’enorme eclissi, e magiche creature fecero per la prima volta la loro apparizione...” vedi articolo da me redatto titolato “Leprechaun, magico folletto irlandese “, apparso sul n.5 di Scienza e Mistero, edizione 2009 (www.scienzaemistero.com).
La mitologia è la nascita di molti fulcri, basata probabilmente su fatti reali. Purtroppo ad oggi, la tradizione orale si sta affievolendo soprattutto in virtù del fatto che la “nuova generazione” Druida è poco attenta alla sostanza di queste tradizioni e si applica veramente poco …
La scuola Druidica si divide in tre rami principali, un paio fondano le loro radici fra la massoneria inglese di cui Iodol Morgan era il promotore, una, la più antica è la branca dei Clan, ovvero piccole tribù, discrete ma non segrete. L’applicazione del proselitismo non è da imputare a tutte e tre le branche, sono differenti in questo. La consapevolezza e la conoscenza divina passa attraverso un percorso lungo, anche di sofferenza dove alla fine l’essere avrà una sorta di resurrezione. Un percorso iniziatico Druidico dura per tutta la vita ed oltre, anche dopo la morte. Molte cerimonie sacre vengono eseguite come sorta di passaggio di informazioni e conoscenza tra vivi e morti attraverso l’apertura di speciali canali. La particolarità del Druido sta nell’essere una sorta di ponte tra le due realtà. Questo stato di connessione “particolare” permette di far affluire la conoscenza e di diffonderla. Purtroppo il popolo Druido si sta estinguendo ed approssimativamente si conteranno gli ultimi Druidi ancora per 40 anni circa, poi niente più.
Il nostro viaggio continua verso altri luoghi arturiani, terza tappa il Castello di Comper, un vecchio maniero adibito ad esposizione. Il castello è privato ma a fronte di un comodato d’uso tra le parti (privato e stato), si è riusciti ad ottenerlo per ricreare questo splendido luogo di esposizione.
Qui è rappresentata tutta la vita di Re Artù, l’influenza delle fate che ha caratterizzato la sua particolare esistenza, Lancillotto, Ginevra, Viviana, La Dama del lago e tutti i personaggi che lo hanno circondato, amato, temuto e che si sono sacrificati per lui…, dei capolavori che a guardarli sembrano veri. Maestoso il lavoro realizzato, esposizione impeccabile che caratterizza il successo di questo museo arturiano.
All’esterno del castello troviamo il famoso “albero di Merlino..” è veramente enorme, ma decisamente splendido.
Qui ci riposiamo e divoriamo la nostra baguette che a dispetto dei panini italiani, misurava dai 30 ai 40 cm!!.., per tornare al racconto, ci siamo seduti tutti in gruppo di fronte all’albero di Merlino dove sorge un meraviglioso lago dal quale si narra sia emersa dalle acque Excalibur…, noi siamo stati lì un po’ ma nulla è accaduto...solo alcuni dei nostri cavalieri hanno provato a ricreare l’evento ma con …scarso successo.
Ora di nuovo in marcia attraverso un sentiero tortuoso ma stimolante e sempre più carichi di energia arriviamo alla Fontana di Barenton. Fontana dalla forma femminile ma in questo momento particolare poco carica in quanto energeticamente parlando si è affievolita a seguito di un grande periodo di siccità circa 4 anni fa, ci racconta rattristato Andrè, l’acqua all’interno della fonte ha sempre una temperatura costante, circa 7 gradi, acqua sulfurea che sale dal sottosuolo. Acqua miracolosa, al tempo dei Druidi veniva impiegata per curare le malattie mentali. Di fianco alla fontana, vediamo una grande pietra detta “Lo Sperone di Merlino”, questo è il luogo del primo incontro tra Merlino e Viviana, la fata del lago.
Continuando a parlare di tradizioni celtiche, nei periodi di siccità, qui si riunivano tutti i Druidi della Bretagna per riti e preghiere affinché la pioggia arrivasse per dare loro la possibilità di sopravvivere. Ricordiamo l’ultima grande preghiera collettiva, che indica la data 1976, dove tutti si riunirono per un rito propiziatorio.
Purtroppo il territorio sacro non viene preservato, ai giovani, nelle scuole iniziatiche vengono insegnati valori differenti e più effimeri rispetto ai -grandi- valori trasmessi dalle generazioni più anziane ma decisamente più sagge, oserei dire!!
I Druidi non riconoscono Dio come punto di riferimento, rifiutano i suoi insegnamenti e completamente la chiesa apostolica. Per loro il Cristo è rappresentato in veste Druida attraverso un percorso iniziatico. Fanno notare delle incongruenze nei passi biblici sottolineando invece che il druidismo è stato un percorso iniziatico fin dagli albori e che bisogna avere gli strumenti per saper interpretarlo, decodificarlo. Anche se la popolazione Druida è ormai in minoranza, essi hanno a tutt’oggi un grande peso storico-politico e sociale. Per sottolineare questo fatto Andrè ci racconta che nel 1979 cinque dipartimenti avevano in embrione tre progetti nucleari, ma a seguito di un grande appello che riuniva Druidi, massonerie e altre obbedienze riunite, dopo il 1980, a seguito dell’elezione del Presidente francese Mitterand, due di questi progetti sono stati definitivamente chiusi ed il terzo è stato smantellato.
Inoltre una curiosità: la bandiera è stata ideata e creata da un Druido.
Sono le 14e50 di sabato 30 maggio ed incalziamo i nostri speedy mini bus uscendo dalla inebriante foresta di Brocéliande per approdare alla Chiesa del Graal.
Un viaggio attraverso le verdi colline bretoni contornate da gialle ginestre.
Approdiamo nella Valle Senza Ritorno, la Valle misteriosa che osava far scomparire le persone cattive..,Valle particolarmente sibillina e luogo di apprendimento per maghi e stregoni, qui leggende e storie arturiane si intrecciano anche con simboli cristiani. Prima di accedere alla chiesa ci fermiamo nel piccolo paesino sottostante, Trehorenjuc per una meritata siesta -breve- ma intensa dove degustiamo la mitica “Breizh Cola”, soprannominata -briscola!- all’italiana che non è nient’altro che la coca-cola bretone. Il gusto? Beh bisognerebbe assaggiarla... meglio la Pepsi.
Ora la chiesa del Graal è vicina e con raccoglimento ci addentriamo attraverso un portico singolare che indica la scritta “La porta è all’interno”. Scopriamo un’interessante rappresentazione nella Via Crucis sia de “Lo Specchio delle Fate” , sia della “Valle Senza Ritorno”, Via Crucis molto particolareggiata sia nei colori sia nei personaggi che rappresentano gli eventi. Ritroviamo una particolare figura di Gesù inginocchiato davanti a Morgana, una coppa miracolosa figurata nell’ultima cena.., sulle vetrate si intrecciano simboli pagani e cristiani, molti riferimenti che a prima vista potrebbero sfuggire.
Troviamo inoltre appeso un quadro particolare con dipinto un masso di colore rosso, ossia la rappresentazione dello Sperone di Merlino collocato vicino ad un cervo bianco, ovvero il lato sacro ed a delle belve che in questo caso raffigurerebbero le forze della natura.
Un'altra curiosità all’interno di questa particolare chiesa è il dipinto raffigurante i Cavalieri della Tavola Rotonda, tanto simile a quello raffigurato sul nostro giornale on-line Camelot Chronicast (www.camelotchronicast.com)
Qui è assai nota la storia dell’abate Gillard che è morto di dispiacere solo perché è stato allontanato dalla chiesa che amava tanto.., solo perché aveva “sistemato” la chiesa in un modo particolare che non è stato affatto apprezzato dalla sua gente…, per dirla tutta aveva mescolato simbologie pagane e cristiane destabilizzando il sistema religioso prioritario.
Ci addentriamo nella Valle Senza Ritorno per procedere verso l’Albero d’Oro.
Qui ci accoglie un piccolo lago incantato che prende il nome di Specchio delle Fate. La leggenda vuole che sia colmo di libellule che al chiaror di luna, si trasformano in fate bellissime che danzando riescono a far riemergere il loro castello incantato….Posto veramente incantevole.
Ora abbiamo delle sensazioni alquanto discordanti, il paesaggio è assai peculiare, una parte della foresta e completamente bruciata e tra i rami secchi emerge un bellissimo albero d’oro. Un contrasto veramente forte.., qui la leggenda narra che la fata Viviana portava i suoi amanti ma poi essi non facevano mai ritorno…L’albero d’oro invece, rappresenta i cinque grandi eroi dei vigili del fuoco che durante un’azione atta a spegnere un incendio nella foresta, dove diverse piante bruciarono, persero purtroppo la vita. Ora al posto degli alberi bruciati ci sono delle pietre che li rappresentano. In origine i viandanti andavano a “disturbare” l’Albero d’Oro, deturpandolo, quindi ora l’intera zona è recintata al fine di preservare il sito di commemorazione.
Che cos’è il Graal?.., un’interpretazione personale del nostro grande saggio Andrè è che nella tradizione dei Druidi è il simbolo dell’abbondanza. Rappresenta la ricerca continua dell’essere umano, in realtà le coppe del Graal sono due, ovvero una sfera divisa a metà che solo unendosi di nuovo raggiungerà la simbiosi ed il completamento dell’essere e della materia in quanto tale. La morale è che bisogna quindi continuamente cercare la nostra personale metà della coppa, ritrovarla al fine di divenire una sola cosa, riassemblare il solo ed unico punto di unione, dentro e fuori…, una sola mente, una sola anima, una sola materia.
La realtà è che purtroppo l’umanità ha scelto di prolungare il suo “stato” nella materia, quindi sia spiritualmente che a livello energetico c’è continuità e c’è ricerca in tal senso ma per -paradosso- ci si ferma nonostante l’incremento della specie. Noi umani poco sensibili, trasformiamo la conoscenza in potere non certo per incrementare la saggezza e preserviamo solo l’aspetto materiale quindi non c’è purtroppo nulla di costruttivo.
Dopo questo sfogo collettivo, riprendiamo il nostro viaggio verso la Chiesa di Campeneac, nostra Signora della Riconciliazione. Un pallido sole si accinge a farsi spazio tra le nuvole.., qui una grande sorpresa, troviamo ad aspettarci un bellissimo diavolo scolpito sotto il pulpito con il viso quasi angelico e…senza coda. Un’altra anomalia è stato trovare il Cristo appeso su un portante a metà navata, di fronte al bellissimo Diavolo e non sopra l’altare dove di solito usa stare.., una singolare scultura di Gesù nel telo accanto agli strumenti della tortura. Interessante chiesa meritava una visita.
Ci rimettiamo in viaggio dove arriviamo in un posto incantato, un castello da sogno e precisamente il Castello di Trecesson, datato 15° secolo , luogo intrigante, soprattutto per la sua macabra ed emozionante storia. Si narra la leggenda della Dama Bianca e precisamente …
”…una notte un bracconiere vide arrivare quattro uomini in carrozza che scesero insieme ad una donna vestita da sposa ma con stupore del bracconiere essi la sotterrarono viva! Allora il bracconiere fece scattare subito l’allarme ma quando arrivarono per dissotterrarla, purtroppo la donna era già morta. Da quel giorno si dice che il suo spirito, non avendo ancora trovato pace, vaga ancora per il castello…”
Incantevole e suggestivo luogo in mezzo al bosco, finalmente non piove, è di rito una stupenda foto ricordo davanti all’incantevole castello, qualcuno ha rischiato di cadere nel lago che divide il castello dalla strada principale…, sono cose che succedono nei luoghi spiritati..
Domenica 31 maggio, l’energia essenziale..
Oggi la partenza è alle ore 9e05, il tempo decisamente più instabile di ieri, ma per noi è come se ci fosse il sole che ci illumina dall’interno..,la pioggia è poco convinta ed in tutta onestà, credo sia un bene.., siamo in direzione di Mont Neuf, sito megalitico, scoperto recentemente solo a seguito di un incendio, molto suggestivo ed imponente.
Il sito è stato scoperto intorno agli anni 1997/1998 con un lungo lavoro di disboscamento hanno riportato alla luce, circa 420 Menhir con scavi archeologici. E’ stato imposto un out-out al fine di fermare gli scavi, stimando che con quello che porterebbero alla luce, rischierebbe di diventerebbe molto più grande del sito di Carnac, a questo punto la notorietà di Carnac e di conseguenza la sua affluenza turistica potrebbero subire un crollo e questo i francesi non lo possono permettere.
La storia di questi Menhir ci dice che sono stati sistemati/costruiti sia per motivi solstiziali, sia per motivi equinoziali, ma ad oggi, sono ancora in fase di studio. In questo sito si percepisce una forte quantità energetica manifestata appunto da questi megaliti.
Qui troviamo una ricostruzione di un villaggio neolitico. Giustamente la nostra speciale guida Andrè ci conferma che le conoscenze degli antichi popoli erano di gran lunga superiori alle nostre, civiltà soprannaturali arrivate dal mare che attraverso il loro sapere tramandavano esperienze di vita e di praticità intellettuale allo stesso tempo. Erano lungimiranti e fieri, combattivi ed instancabili.
I megaliti che vediamo oggi in questi siti, rappresentavano delle indicazioni stradali, una lunga via che attraverso tutti i siti megalitici di Francia e oltre, indicavano il cammino da seguire, diversi sono esattamente posti sui tragitti dove giacevano cave di uranio; si presume quindi che queste civiltà abbiano sfruttato tali giacimenti. In ogni caso questo era ed è un sito di transito, decisamente importante il quale, attraverso le sue linee megalitiche riconduce sicuramente al sito di Carnac. Questi Menhir, insieme ai Dolmen, sono stati anche utilizzati per riequilibrare i punti energetici della terra.
Non è credibile la spiegazione scientifica che riporta tutto a delle tombe preistoriche solo perché è stato ritrovato qualche osso!
In epoche dove l’utilizzo dell’utensileria era direi inesistente , riuscivano comunque a spostare enormi massi e procedere con tecniche alquanto futuristiche.
Le civiltà megalitiche sono approdate sicuramente prima delle civiltà celtiche, in ogni caso avevano decisamente poteri soprannaturali, competenze eccellenti ed erano in grado di comunicare telepaticamente.
Un piccolo aneddoto: ” …Negli anni ’60-70 a Nantes viveva un povero barbone di nome Omero...in più di 40 anni di vita gli si era sviluppata talmente tanto l’arcata occipitale che aveva perso l’uso della parola...”
Immaginiamoci quante altre cose potrebbero essere successe o mal interpretate....
Ci rimettiamo in marcia, il cielo si è aperto e la pioggia è sempre più lieve.., destinazione Rochefort.
Incontriamo pochi negozi, case isolate, grandi distribuzioni ed un po’ di traffico. Era così piacevole viaggiare nella foresta insieme unicamente al popolo del sottobosco. Peccato.
Il contachilometri procede imperterrito e di colpo un’energia magica e travolgente ci conquista. Ci fermiamo, incontriamo un piccolo Dolmen, Oust des Follets, ovvero il Dolmen dei Folletti, ben predisposto ad accoglierci. Dolmen è una parola bretone che significa tavolo di pietra, sono generalmente situati su dei promontori, vale a dire le prime piramidi della terra..l’ultimo esemplare vicino a Nizza è stato sradicato per far posto ad un’autostrada..siamo senza parole, per non contare i Dolmen che subiscono scempi e vengono devastati insieme alle loro pietre di supporto..,essi sono spesso erroneamente scambiati per tombe di sepoltura. Rimane ancora un mistero come riuscissero a sistemare la pietra orizzontale finale. Questo piccolo Dolmen dei Folletti, ormai è stato devastato e non mostra più le sembianze originali. Siti certamente carichi di energia ed abitati da questo particolare popolo del sottobosco, una leggenda del posto narra ….”la storia di Locmine, un piccolo giovane scomparso tra i Dolmen ed al suo rientro dopo diverso tempo, era rimasto sicuramente più giovane rispetto ai suoi amici che in un altro tempo aveva lasciato…”
Questo piccolo Dolmen è molto vicino tra l’altro, ad alcuni luoghi dove il nostro sempre più mitico Andrè ha vissuto per un certo periodo di tempo, un’esperienza che lo ha arricchito molto.
Saliamo sulle nostre carrozze e ci dirigiamo verso uno dei villaggi più particolari e suggestivi bretoni, Rochefort en Terre. Qui per scelta, tutti i cavi, sia elettrici, sia di altra natura sono stati volutamente sotterrati al fine di non deturpare lo splendido paesino ed il panorama adiacente. Case colorate molto peculiari con i tetti in ardesia rendono il paesaggio altamente affascinante.
Qui troviamo una singolare chiesa del XII sec., in questi luoghi è stata ritrovata una particolare Madonna nera che è stata preservata dalle invasioni normanne ed in seguito esposta in questa chiesa, luogo di culto e di pellegrinaggio. Un insolito ossario con simbologia Golgota ci rammenta che potrebbero essere loro i guardiani della chiesa..
Qui alcuni di noi, consumano il loro pasto in un singolare pub bretone che nulla toglie alla cucina a cui siamo abituati da buoni italiani…, un’insalatona, ricca di verdure crude, tonno ed uova ha veramente fatto dimenticare che avevamo oltrepassato il confine.., per non parlare dell’abbondante coppa di gelato, non ci sono parole per descrivere la bontà di quel dessert .
E’ pomeriggio quasi inoltrato ed alle 15e45 ci muoviamo verso una zona caratteristica della Bretagna, la Valle del Dom. Ci dirigiamo quindi verso Gilèmemè (Penfao) passando attraverso Redon, cittadina particolare, dove risiede una giovane donna che ha la particolarità di essere la più giovane consigliera della Bretagna nonché una parente prossima della nostra guida Andrè.
Eccoci arrivati nel paese incantato, il paese della strega Carabosse, luogo di infanzia della nostra specialissima guida, Andrè, che ci racconterà tutti i segreti della magica Valle.
Qui ci imbattiamo subito in un vecchio mulino degli anni 50’, quasi completamente bruciato e distrutto ma che conserva ancora alcune caratteristiche che ci portano ad immaginare di come poteva essere strutturata la quotidianità del popolo di quegli anni.., resti di costruzioni in ardesia, piccole sorgenti ed acquitrini ad alto concentrato di ferro, un ponticello che ci porta direttamente alla Valle del Dom, la Valle di Danah in francese, sul quale ammiriamo -ahime!- solo da lontano uno splendido castello…, luoghi magici ed irripetibili che hanno tra le altre cose ispirato l’autore delle fiabe “Il Gatto con gli Stivali” e “ La Bella Addormentata nel Bosco”. Ci giriamo ad ammirare il paesaggio nel suo insieme scopriamo colma di un particolare fascino la Roccia degli Innamorati.
Qui all’epoca Druidica, molto prima che la Bretagna fosse cristianizzata, sorgeva un collegio di Sacerdotesse Druide, con il tempo il collegio si è affievolito e quasi tutti i Druidi sono scoparsi, da qui l’ultimo druido rimasto si è isolato e..nell’immaginario collettivo è diventato la strega Carabosse.
Nella leggenda si racconta che spesso la suddetta strega veniva spesso presa in giro dai contadini seminatori di lino, toccata quindi nel suo orgoglio di Sacerdotessa un giorno, esasperata da tale atteggiamento nei suoi confronti, mandò a questi contadini un sortilegio facendo diventare la vallata arida e non più predisposta alla coltivazione del lino..mandando in rovina tutta la produzione di lino di quella vallata, ricordiamo che al tempo il lino era molto pregiato ed un importante materiale versatile ed usato in abbondanza.
La strega Carabosse , sempre più sola e triste si lasciò andare trasformandosi lei stessa in una Roccia alquanto gobba ma fiera e maestosa, totalmente mineralizzata, che domina a tutt’oggi l'intera vallata, la Roccia degli Innamorati, appunto. In questo posto incantato, troviamo inoltre anche una grotta dedicata alle Sacerdotesse Druide. La Roccia degli Innamorati era soprattutto un luogo di culto sacro, utilizzato perlopiù per iniziazioni e cerimonie sacre di concepimento al fine di incrementare ed elevare la grande sapienza Druidica attraverso l’atto dell’accoppiamento usualmente tra un giovane iniziato ed una vergine, “cerimonia” che generava una nuova vita, la nascita di futuro Sacerdote, di un Guerriero oppure di una Sacerdotessa.
Le sacerdotesse dovevano preservate l’equilibrio del collegio ed iniziare le giovani Druide.
I grandi saggi Druidi venivano consultati dal Re per le decisioni importanti, si dovevano consultare e procedere per un comune accordo. Il potere Druido ha sempre prevalso sulla ragione quindi il Re, temendo brutti sortilegi, si atteneva al consiglio dei grandi saggi…
Qui in questo posto senza uguali riscopriamo, attraverso racconti e leggende peculiari, tutta la sintesi della Bretagna. Ci riposiamo un po’ ed alcuni di noi decidono di scalare la grande Roccia sacra degli innamorati. Il paesaggio visto da lassù è incantevole, sembra di vivere una fiaba contemporanea.
Sono le 18 e colmi del nostro sapere ci dirigiamo, di dipartimento in dipartimento verso le Temple de Carentoir, una piccola chiesa templare in un minuscolo paesino arroccato.
Di primo acchito sembrerebbe che la chiesa sia chiusa ai pellegrini, in quanto è in fase di ristrutturazione, ma una gentile donzella, che ci aveva già “adocchiato” da lontano, soprattutto per la baraonda che facevamo ma è stata ben lieta di aprircela ugualmente…! Straordinaria oggettistica risalente al periodo medioevale, circa 1180, una particolare tomba templare in legno, sigilli in stile, vetrate simboliche, affreschi su affreschi ed una particolare Croce verde di smeraldi che purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di visionare in quanto sparita misteriosamente durante un trasloco dei reperti verso Carentoir.
Pronti per partire ma un problema incombe sulle nostre teste..la serratura della Chiesa non vuole saperne più di chiudersi ed i nostri abili cavalieri si danno da fare per aiutare la gentil donzella guardiana della chiesa, a risolvere la faccenda. All’alba delle 20, dopo svariati tentativi, la serratura è stata completamente smontata e poi rimontata e poi risistemata e poi.., di comune accordo è stato chiuso il maestoso portone templare dall’interno e tutta la brigata di faccendieri che ci ha lavorato sopra per una bella mezz’ora è stata costretta ad uscire da una porta secondaria. Infine domani è un altro giorno…probabilmente la custode della chiesa sarà costretta a chiamare un fabbro.
Quindi, dulcis in fundo, rientriamo verso la nostra base a Paimpont attraversando le Pays de l’Oust e de la Brocéliande. Stremati ma colmi di insegnamenti raggiungiamo il nostro rifugio, le Relais de Brocéliande che ci aspetta per offrirci un piacevole riposo.
Lunedì 1 giugno , l’eccelso accrescimento interiore..
Stamattina è il grande giorno della visita alla maestosa città di Nantes, soprannominata la piccola Venezia dell’ovest. Partenza ore 8e55, attraverso il dipartimento di Morbihant ed altri ancora..,un piccolo aneddoto è che togliendo tutti i continenti, tutti i mari, tutti i fiumi ecc., ecc., il centro del mondo rimane proprio Nantes, supportata anche da una strutturata e precisa ricostruzione grafica.
Durante il viaggio verso questa città superiore apprendiamo con nostro dispiacere che parte di queste campagne/foreste meravigliose subiranno un cambiamento radicale in quanto è in atto un progetto politico per costruire un nuovo aeroporto internazionale, nonostante il parere contrario di tutti. Purtroppo sappiamo che molte cose vanno così e non ci scandalizziamo più di tanto.
Nantes è una città molto grande, metropolita, 500 mila abitanti, ogni monumento qui sembra avere proporzioni enormi. Facciamo visita alla maestosa Cattedrale di San Pietro dove all’ingresso troviamo una serie infinita di bellissime statue senza pari ed una colonna che ricorda Luigi XVI, un buon Re. La nostra attenzione una volta entrati ci porta alla peculiare acquasantiera ma sopratutto alla fiera e possente tomba di Federico II. Tomba con grande simbologia alchemica con riferimenti alle quattro virtù cardinali, la forza, la giustizia, la prudenza e la temperanza.
Una tomba alchemica tutt’ora materia di studio. In queste opere scultorie troviamo tutta la passione dell’artista che cercava di esprimere al meglio, attraverso questa forma d’arte simbologie e messaggi particolari che nel periodo dell’inquisizione erano debitamente nascosti e preservati.
La trasmissione della conoscenza avveniva spesso attraverso questo tipo di percorso.
Ritroviamo simbologie importanti come il serpente, la torre, il leone, il levriero, l’orologio, lo specchio convesso, il compasso ed altri ancora…, tutti messaggi decifrabili. Solo chi aveva la chiave di una conoscenza eccelsa era in grado di decodificare e passare ad un livello superiore. Nascondere l’istruzione ed il sapere attraverso la simbologia era l’unico modo per non portare alla luce del sole un grado di consapevolezza che spettava solo agli eletti ed agli iniziati, pena il rogo.
Nella Cattedrale, notiamo inoltre una Statua di San Pietro con un gallo che canta, la particolarità è che ha le zampe nella terra e nello sterco; il gallo simboleggia la Francia, le sue zampe ben piantate significano che la conoscenza arriva attraverso la terra e le sue attinenti simbologie. Quindi “la Francia sa”…, d’altronde una delle quattro lingue sacre è proprio il francese, oltre al latino, l’aramaico ed il greco antico.
Ci lasciamo alle spalle l’energetica città di Nantes estasiati da quello che abbiamo potuto osservare nella cattedrale dirigendoci verso il Mont Saint Michel. E’ primo pomeriggio, sono le 13e30 e la strada da percorrere è veramente tanta fino al confine tra la Bretagna e la Normandia ma noi non siamo affatto scoraggiati, i nostri due eccellenti autisti, Eugenio ed Annamaria hanno gestito i percorsi in modo superbo. Il sole si fa spazio tra le nuvole cercando il suo degno posto tra i cieli bretoni.
Passiamo il fiume Erdre, dove un tempo nobili negrieri commerciavano fra la terra di Francia e l’Africa. Il sole ha già cambiato idea almeno due o tre volte in queste ultime due ore, alle 15e10 attraversiamo il dipartimento de la Manche dove notiamo un particolare mulino a vento ancora funzionante. Il Mont Saint Michel è un patrimonio dell’umanità. Protetto dall’arcangelo Michele, è un sito imponente, unico ed irripetibile, ti toglie il fiato. L’ultima volta che ho avuto una sensazione simile è stato due anni fa a Carcassonne…, ma questo è un altro report :0)
Non ci sono parole per esprimere la gioia di avere avuto la possibilità di poter visitare questo sito straordinario. La macchina fotografica digitale è quasi esplosa.
Inoltre la sua è una particolare Cattedrale che ospita una comunità di benedettini che fanno riferimento alle regole di San Benedetto di Norcia, appartenente all’ordine di Gerusalemme.
Qui troviamo un meraviglioso chiostro adibito a loro. Ambiente austero ma nello stesso tempo completo ed essenziale. Raccolgo con piacere la testimonianza di una suora del convento che mi confida di essere stata prescelta in età giovanile e da allora è stata sempre fedele all’ordine.
Il sito è molto suggestivo, volte meravigliose ed emblematiche ci sovrastano.
Visitiamo la sala conviviale, la cappella che tra l’altro ospita una particolare Madonna nera, la cripta di San Martin dove troviamo una croce simbolica della crocifissione, ed infine un’enorme rurale ruota che veniva usata per alzare pietre di dimensioni e peso importante.
Scendiamo le scale ed i viottoli del monte a ritroso. Il nostro percorso è giunto ormai alla fine e alle 19e30 siamo in procinto di dirigerci verso i nostri mini bus, lo guardiamo ancora con un sospiro e lo salutiamo con affetto.
Ore 19e45, ci riposiamo e ceniamo in un particolare ristorante, le Relais du Roy…, cena abbastanza tormentata, non tutto va per il verso giusto ma alla fine, tutti si sono saziati e rilassati quindi pronti per percorre a ritroso parecchi chilometri per rientrare a Paimpont per l’ultima notte in terra bretone.
Sono le 11e30. Siamo arrivati. Esausti ma felici.
Martedì 2 giugno, l’estasi finale
Ore 8e35 siamo già tutti pronti per rientrare, sconvolti dall’enorme energia regalataci da questi meravigliosi posti ed un poco malinconici per doverci lasciare, riprendiamo il nostro viaggio per l’ultima volta in terra bretone, a ritroso.
Oggi al contrario di tutti gli altri giorni, il sole splende sopra le nuvole e ci invita a restare..,
Facciamo una prima tappa all’aeroporto di Rennes St.J.Lande, dove quattro amici della nostra ormai mitica brigata, Cristian, Donatello, Carla e Gabriella ci lasciano per un volo in coincidenza di rientro.
Noi, i restanti 12 e la nostra guida Andrè proseguiamo invece per l’aeroporto di Parigi.
Sulla strada, facciamo una sosta in una cittadina medioevale, Vitrè, al tempo era una città fortificata. Un centro storico pittoresco quasi alsaziano, ben conservato ci permette di fare delle fotografie meravigliose.
Ultimo pranzo insieme in un ristorante orientale a Vitrè, dove il buffet era libero (e grasso…) per la modica cifra di Euro 10,00 a persona. … Dopo cinque giorni, con tutto il rispetto per le crepes e le galettes francesi che sono comunque squisite, noi eravamo alquanto affamati….. Lascio i commenti a chi legge, quello che posso dirvi su questa ultima mangiata in compagnia è di avere riso talmente tanto che le lacrime hanno preso il sopravvento in modo sconsiderato.
All’uscita però il momento diventa assai triste in quanto è giunto il punto in cui Andrè il nostro speciale condottiero ci deve lasciare per proseguire il suo cammino verso casa. Non lo ringrazieremo mai abbastanza per tutto quello che ha fatto per noi. Sono stati giorni indimenticabili.
Infine, autostrada n.81, ore 14e50, 198 chilometri a Parigi, nostra destinazione finale per imbarcarci poi per l’Italia. Ginestre gialle ci accompagnano, durante il percorso autostradale incontriamo diversi luoghi di culto, ma la vegetazione è troppo folta per farci intravedere queste meraviglie.
60 km da Parigi, regione di Ille de France, gli ultimi due dipartimenti che incontriamo sono il dip. de l’Essonne ed il dip. de Seine Saint Denise.
Un grosso cartello blu con una scritta bianca indica Aeroporto C.de Gaulle. Ormai ci siamo i giochi sono chiusi per un totale di km 1540 percorsi in sei giorni.
Esperienza meravigliosa e veramente importante che ci ha permesso di apprendere molto sulla cultura bretone e su tutto ciò che di magico li circonda.
Uno speciale grazie ad Andrè e Annamaria, senza di loro questo viaggio non sarebbe stato lo stesso.
Credo sia doveroso elencare tutti i miei compagni di viaggio che ho imparato a conoscere e ad apprezzare, ognuno con particolarità ed esigenze diverse ma tutti con uno stesso obbiettivo.
Osservandoli, ho dato ad ognuno di loro un nomignolo che me li farà ricordare con un sorriso per il tempo che verrà.
In ordine alfabetico:
le dame: Annamaria l’eccelsa saggia sacerdotessa italo-francese, Antonia l’affascinante bruna osservatrice, Carla l’insaziabile fotografa, la bella e sensitiva Elena, Gabriella la dama bianca, Giovanna l’essenziale, Loretta la meticolosa, Marina la ponderatrice, Matilde la sapiente, Maura la fragile romantica, Natalia l’ammaliatrice fatata.
i cavalieri: Andrè l’affascinante eclettico Druido senza tempo, Cristian il pensatore, Donatello il lungimirante, Eugenio il paziente altruista, Luigi il perfezionista.
Curiosità:
L’erba dei prati bretoni è salata, quindi capre montoni ed allevamenti in genere sono molto più saporiti.
L’animale Totem della Bretagna è l’ermellino.
Report di Sabrina Biganzoli, Associazione Sentinel Italia
Questo report è interamente dedicato a Carlo, un mentore e maestro di vita, un ricercatore senza tempo ma soprattutto un uomo sensibile e determinato in ogni suo cammino intrapreso.
Grazie di avere speso alcuni dei tuoi migliori anni accanto a me, ad Eugenio ed a tutti coloro che ti hanno amato. Porteremo la tua saggezza fino all’olimpo, fieri di averla appresa e condivisa con un Grande Signore. Il Signore di tutti i tempi.
Noi continueremo il nostro percorso di vita terrena sotto la guida della tua stella. Proteggici e rendici sempre più forti per continuare là dove tu hai lasciato. Le tue battaglie sono le nostre battaglie. Il nostro sangue è il tuo sangue. Quando ci rincontreremo, sarai orgoglioso e fiero di noi.
Carlo qualche mese fa ci ha dedicato un passaggio tratto da uno scritto di Carlos Castaneda
“…Questa strada che mi accingo a percorrere ha un cuore? Certo che ha un cuore e quindi, è sicuramente una buona strada…”
Ne siamo certi.
Ultimo aggiornamento (Domenica 13 Giugno 2010 15:11)













