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Home Recensioni Recensione "Maison Ikkoku a Nana"

Recensione "Maison Ikkoku a Nana"

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Sezioni articoli - Recensioni
 
 
MAISON IKKOKU A NANA
Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone
tra gli anni Ottanta e il 2000
 
Un libro di Riccardo Rosati e Arianna Di Pietro
 
Recensione a cura di Sabrina Biganzoli (Sentinel Italia)

 

In questo interessante testo di Riccardo Rosati e Arianna Di Pietro troviamo, attraverso MANGA ed ANIME, una rappresentazione esaustiva della cultura sociale ed economica nipponica; le due serie risultano un vero e proprio prodotto di intrattenimento, considerati un grande fattore economico con ampia distribuzione in occidente, molto più passionale e differente ad esempio dai comics americani o dal fumetto, legati più ad una distribuzione di nicchia.Gli autori spiegano e ci illuminano sui diversi tipi di MANGA, sulla differenza di distribuzione tra mercato orientale ed occidentale legata soprattutto ad un immaginario collettivo della cultura nipponica e di ANIME, sottolineando la differenza tra ANIME d’Autore ed ANIME per la televisione. Quest’ultima serie popolare è considerata il “vero e proprio” cinema d’azione giapponese che comporta la scoperta dei significati metaforici “non espliciti”,

momenti poco raccontati ma allo stesso tempo ricchi di sensazioni, seducenti ed effimeri, facili da esportare e di conseguenza idonei per essere immersi in circuiti internazionali: uno strumento d’analisi della società nipponica e dei suoi cambiamenti sociali tra gli anni ‘80 ed il 2000.Il cinema di animazione ANIME è valso un Leone d’Oro alla carriera nel 2005, al regista giapponese H. Miyazaki, il quale ha portato alla luce inquietudini, frustrazioni e sensazioni della società nipponica.L’abilità dei due autori è stata quella di descrivere e farci vivere due delle serie animate più popolari giapponesi, MAISON IKKOKU, 1986, icona del fumetto giapponese di Rumiko Takahashi e NANA, 2000, dell’autrice Ai Yazawa.Un’attenta analisi delle due opere elaborata dagli autori Rosati e Di Pietro, descrive minuziosamente la società nipponica che assimila, plasma e rende propri a sua immagine e somiglianza, elementi culturali esterni. Un cosciente e determinante lavoro di interazione attraverso l’esterno condivisibile fino agli anni ‘80. Purtroppo nel 1997, la grande Crisi economica; il paese tracolla e tutto cambia, problemi culturali “esterni” si insinuano nel sistema sociale nipponico dando vita al Konsei Bunka, ovvero una cultura mista.La prima parte del libro è affrontata esaustivamente da Riccardo Rosati.MAISON IKKOKU (meglio conosciuto come Cara dolce Kioko..), 92 episodi, due serie.Una “Storia d’Amore” non invasiva e predominante sulla traccia stessa, esalta una maturazione ed un’interazione dei personaggi e della società stessa.Viene sottolineato un fattore determinante ovvero che questa opera non è affatto un prodotto confezionato, esso é atto a far trasparire l’importanza del sentimento universale.Gli autori ci portano nella quotidianità delle vicende amorose di Kioko, bellissima vedova 21enne di Solchino che approda nel quartiere Tokeizaka, alla periferia di Tokio per prendere il ruolo di amministratrice del condominio ed ivi soggiornarvi, MAISON IKKOKU appunto e Yosaku Godai, 19enne studente scapestrato ingenuo, laureando in pedagogia che divide con lei il complesso residenziale con vicini di poco conto ed inutili per la società, quando riesce a capire che per emergere non deve essere uno dei tanti, la sua vita prende una svolta. Ragazzo di provincia, autentico e spontaneo, vede in Kioko, oltre all’amore, anche un’ascesa sociale.In questa serie gli altri personaggi sono altresì importanti come i due protagonisti, determinanti per il successo dell’opera.Altri personaggi si intrecciano ai due protagonisti Kioko e Godai, S. Mitaka ad esempio, l’affascinante maestro di tennis stregato dal fascino di Kioko.Kioko è costretta a scendere in trincea ed a battersi per il proprio uomo in quanto alcuni personaggi femminili come, Yagami giovane studentessa, K. Nanao, modella ambita ed indipendente e Akemi Rappongi, tipo sfrontato, trasgressivo, cameriera presso ChaChaMaru, sono tutte interessate sentimentalmente a Godai.Mitaka, principalmente antagonista amoroso di Godai, personaggio contraddittorio, personalità transitoria distorta ma disposto a scendere a compromessi, ad abitudini e tenore di vita più popolare con gli amici e coinquilini della Maison pur di conquistare Kioko..Ed ancora, Yotsuya, intrigante personaggio che venderebbe l’anima al diavolo, Akemi avvenente donna sulla trentina che sarà un elemento di rottura sociale nella storia, Ichinose personaggio apparentemente dispettoso e menefreghista, marito stanco e scialbo, persona insignificante e sventurata.MAISON IKKOKU o IKKOKUNAN, sottolinea Rosati, è una serie ricca di dettagli ed informazioni precise del periodo storico in cui si sviluppa. La narrazione è la cosa determinante come l’ironia della storia raccontata.UNICUM è il termine per delineare un’opera senza precedenti nel mondo delle ANIME.Una storia quotidiana, ricca e satura di dettagli e sentimenti, nel bene e nel male, personaggi positivi e dignitosi nella loro crescita attraverso vicende ricche di particolari in raggi piuttosto limitati e limitrofi, ben caratterizzati.Un’opera accattivante calibrata con pochi momenti di sconcerto del narratore, degna del cinema di narrazione giapponese “ad alto livello”.Due protagonisti che hanno creato un rapporto tra il sentimento amoroso e la società giapponese che gli sta intorno, una serie appassionante la loro che si evolve fino a rendere il lettore quasi protagonista delle loro vicissitudini passionali e quotidiane.Forte è anche il legame tra natura e personaggi, elemento forte che si contraddistingue nella cultura giapponese, si noti ad esempio il cadere dei petali di ciliegio…. particolari come questo insieme al tema “matrimonio” sono autentici leitmotiv di tutta le serie.Maison, termine francese che è rappresentativo di una società moderna; Mezon, che in giapponese indica edificio, Ikkoku il cui significato é attimo..: tutto questo lo possiamo tradurre come la casa senza tempo, la casa dell’attimo, affermando che alla MAISON IKKOKU, paradossalmente il tempo si ferma…, cambiano le cose ma non i sentimenti…Protagonista insieme a Kioko e Godai é questo edificio antecedente la II guerra mondiale, tipica abitazione giapponese in una Tokio presentata stile anni ‘80, grandi magazzini, gente sempre in movimento, bancarelle, negozi e malinconici yatai.Una città contestualizzata nei minimi dettagli, minuziosamente, di umana dimensione. Un ANIME ben fatto, un vero e proprio titano. Un’opera tra le poche che ricordano con nostalgia tutti i valori che in Giappone sono oggi in via di scomparsa.Viene messo in rilievo che “il gruppo” prevale sul “singolo”. Sensazioni, relazioni, una storia, la città diventa un luogo, un contesto urbano, tematiche che si riallacciano al teatro, molto più di un intrattenimento giovanile.La mangaka, afferma Rosati, mostra passioni comuni, un teatro dell’umana normalità, emerge per il suo intento/scopo di raccontare un mondo, una cultura e non nuove tendenze ma bensì una normalità che contraddistingue MAISON IKKOKU, la quale, ad oggi, rappresenta una delle poche coerenti opere di animazione.Interessante relazione dell’autore attraverso un’analisi, che va a ritroso fino all’epoca della restaurazione Meiji (1866-1869). Società feudatale ieratica restia ai cambiamenti, una società ricca di contraddizioni tra preservazione della cultura autoctona e mutazione dei costumi occidentali da quasi 150 anni...Vengono evidenziate le problematiche legate al rapporto tra l’individuo e la società.L’autrice dell’opera ci mette a disposizione due chiavi di lettura: la prima è l’orgoglio ed il mancato appagamento della sua situazione personale, la seconda è il cercare di affermarsi e non sembrare pietosi agli occhi degli altri, non essere un peso per la comunità.MAISON IKKOKU rappresenta la serie che per i suoi schemi precede quello che sarà la tendenza dei nuovi fumetti degli anni ‘90, votati verso una maggior emancipazione della donna.Evince la voglia di affermarsi all’interno di un gruppo per costruire ed affermare il proprio spazio in un contesto di transizione sociale, identificarsi per emergere dall’etichetta conformista e pudica del paese.Rosati e Di Pietro esaltano un Giappone ricco di contrapposizioni ma anche di responsabilità ed etica morale, di cultura ferrea, di forti discipline non solo nelle arti ma anche nella vita quotidiana.Un paese che è stato vittima di un dramma nucleare importante, dove, tutti uniti per risollevare il paese, attraverso il periodo feudale prima e le carriere di potere e politica poi, si sono mostrati sempre fedeli ad una nazione che si è contraddistinta per le sue capacità organizzative attraverso il famoso termine Kaishagiri (dovere verso l’azienda).La società nipponica per l’autrice di MAISON IKKOKU, Takahashi, deve essere protagonista di un miglioramento al contrario di una crisi culturale che poi invece troviamo nell’opera di NANA.E’ superbo inoltre il lavoro di ricerca dei due autori del libro, sottolineando l’importanza della musica che accompagna l’opera, sottofondo BGM (back ground music), pop giapponese contemporaneo, diversi arrangiamenti, due sigle sia di apertura che di chiusura degli episodi.Opera sperimentale d’avanguardia per il cinema d’animazione seriale. Una peculiarità degli anni ‘80. Una colonna sonora multiforme, complessa che fino ad allora (ovvero fino alla serie MAISON IKKOKU) non era mai stata realizzata...La seconda parte del libro, é affrontata invece da un’attenta analisi di Arianna Di Pietro.NANA, Manga, opera che in Italia arriva dal 2002.Trasposto in Anime, seguito da due lungometraggi e successivamente da una serie di telefilm.NANA al contrario di MAISON IKKOKU, espone sentimenti controversi, narra di un’inquietudine esistenziale, é chiaramente visibile l’assenza di obbiettivi, di riferimenti sociali, una svalutazione/destabilizzazione dei giovani protagonisti attraverso una società moderna oramai globalizzata.In NANA il protagonista è solo un consumatore in veste di individuo e poco importa della passione e del sentimento. In questa opera, vengono affrontati temi importanti come le droghe, la depressione, il sesso, paure ed inquietudini consumate in epoca appunto di globalizzazione; un prodotto che avvicina e trova similitudini tra i giovani giapponesi ed i giovani occidentali.Due sono le principali protagoniste.Tutte e due ventenni, tutte e due con lo stesso nome, Nana. La storia di NANA si apre con un viaggio verso i propri sogni. Le due “Nana” si incontrano su uno Shinkansen (nuovo tronco ferroviario) e scoprono di dirigersi tutte e due verso Tokio, hanno lo stesso sogno di poter vivere e realizzarsi nella grande città, Tokio, e si trovano per uno scherzo del destino, a dividere lo stesso appartamento, l’appartamento 707 alla periferia di Tokio.Al centro della storia, la loro vita, le loro vicissitudini spregiudicate ed amorose ma soprattutto quelle delle loro band musicali.Giappone, anni 2000, tutto cambia. Precarietà e vigore sono le realtà con cui si scontrano giornalmente.Nana Osaki, orgogliosa, sicura di se ma allo stesso tempo ragazza molto fragile ha un sogno: diventare una famosa cantante punk e nella serie interpreta la lead-vocal della band musicale dei Blackstones. Nana Komatsu, detta Hachi ha un sogno diverso, è più romantica e spera di sposarsi con “l’uomo dei suoi sogni” e vivere agiatamente.Il primo conflitto di una società più anticonformista lo troviamo nell’atteggiamento di N. Osaki, decisamente più glamour dell’amica, N. Komatsu che vive della sua luce riflessa.Anche in questa opera abbiamo diversi personaggi, seppur “sminuiti” dall’autrice della narrazione Ai Yazawa, che non li considera di spessore per il MANGA.Ren, ex-ragazzo di Nana Osaki, chitarrista dei Trapnest, band rivale dei Blackstones.Shoji, ragazzo di Nana Komatsu, Yasu avvocato tenebroso e angelo custode di Nana Osaki.Nobu chitarrista, svasato, di famiglia nobile ma che lascia per seguire i suoi sogni, Shin, bassista talentuoso, quindicenne che per sopravvivere si prostituisce, Reira, bella cantante dei Trapnest, Naoki, batterista dei Trapnest, Takumi, calcolatore, idolo futuro di Nana Komatsu, leader dei Trapnest, persona fredda e fedifraga. Nobu, ragazzo dolce ed altruista ma di poco spessore.Personaggi comunque sempre turbati, fragili e psicologicamente disarmati.La serie attraversa le inquietudini, le gelosie tra le due band musicali, le crisi affettive tra i vari personaggi che si perdono ma poi si riavvicinano...maestralmente attraverso diversi flash-forward…alcuni anni dopo, nello stesso appartamento 707 i protagonisti o quel che ne resta in quanto sono assenti Nana Osaki e Ren, forse scomparsi o addirittura morti.., si ritrovano a festeggiare il tradizionale Tanabata.Tutto torna indietro nel tempo fino a far ritrovare ai protagonisti una tranquillità che all’inizio li vedeva inconsapevoli e protagonisti di vite disperate e degenerate nel tempo...La storia di NANA viene esaltata dalla consapevolezza della Di Pietro, per farci capire le fenomenologie intrinseche della serie.Essa si basa sulla vita delle due ragazze prima del loro incontro. Loro sono il fulcro della storia insieme alle vicissitudini delle due band musicali, che man mano, diventano indispensabili alla narrazione.Rosati e Di Pietro, gli autori del libro, evidenziano le differenti scelte e le differenti prospettive delle due autrici delle serie; Takahashi, si perde nelle dinamiche psicologiche e nelle vicissitudini dei personaggi, al contrario Ai Yazawa, non perde di vista i suoi protagonisti, i loro ruoli.NANA è senza ombra di dubbio una costruzione linguistica artistico-letteraria rivolta ad un pubblico più occidentalizzato, con un linguaggio destabilizzante dove si evince perdizione, crisi e malessere.L’autrice Di Pietro ci mette davanti all’evidenza che Ai Yazawa, mette in mostra uno spaccato contemporaneo del Giappone occidentalizzato.., dubbi, malinconia, sensazioni di avere perso qualcosa…In NANA la città é vissuta nella sua dimensione sociale, la natura stemperata non é determinante ai fini della narrazione come in MAISON IKKOKU, ad eccezione del fiume.La Di Pietro evidenzia inoltre la volontà dell’autrice di NANA a far sembrare i personaggi poco inclini ad aggregazioni e legami stabili. Ad avvalorare tutto ciò emerge anticonformismo e snobismo nei confronti della società tradizionale. Una Tokio “pericolosa” nei confronti di chi non riesce a reggere i suoi ritmi frenetici. Di conseguenza il naufragare dei loro sogni, il ritorno al paese d’origine.Un traguardo raggiunto invece dai protagonisti di MAISON IKKOKU perché tenaci nello sfidare le convenzioni sociali.In NANA al contrario che in MAISON IKKOKU, la metropoli non é un punto di partenza con conseguente lancio verso il successo ma un punto di sconfitta, di arrivo senza mai essere partiti.In un flash-forward gli amici si ritrovano in questo appartamento per il festeggiamento del Tanabata per condividere i sogni di un tempo. Tutti hanno rinunciato alle loro ambizioni per una vita ridimensionata e normale più consapevole ed orientata verso schemi tradizionali e meno trasgressivi, ad eccezione di pochi...E’ assolutamente importante sottolineare che, con giusto merito messo in evidenza dalla Di Pietro, il Giappone, ha subito una trasformazione da società medievale a stato occidentalizzato pari ad altre potenze. Ad onor del vero non c’é stata una vera e propria assimilazione di questo della società nipponica in quanto rinveniamo ancora una forza feudataria. Un esempio lo ritroviamo in strutture tipiche dell’epoca, che non hanno nulla a che fare con l’occidentalizzazione..Esiste un contrasto tra situazioni autoctone ed usi e costumi occidentali.Anni ‘80, un Giappone incerto verso occidentalizzazione.Anni ‘90, lo stato nipponico sembra avere superato questo stadio ma sono anni in cui la crisi economica mette il Giappone in ginocchio, con gravi ripercussioni nella vita sociale.1986-1991 ripresa economica e poi il tracollo.NANA é un prodotto del periodo in cui il Giappone è nella piena crisi economica, a cavallo tra gli anni ‘90 ed il 2000.Di conseguenza nell’opera si evincono nuovi parametri di riferimento, una transizione verso l’occidente ed una conseguente perdita di vista di alcuni valori tradizionali che nel vicino passato erano i capi saldi dell’unita societaria nipponica: il bene comune ed il sacrificarsi per la società stessa di appartenenza. Questo ormai non é più un interesse comune, ma esalta l’individualismo, una vera e propria corsa verso una nuova identificazione a carattere personale.In MAISON IKKOKU la passione ha un valore positivo cosa che non troviamo in NANA dove la passione, ha spesso connotati negativi.In NANA il rapporto uomo-donna é distratto, disturbato, instabile, il sentimento viene soppresso, ucciso, i rapporti sociali risultano malati. Troppe situazioni intrecciate che vanno allo sbando e non creano una rete di salvataggio come in MAISON IKKOKU, dove i personaggi si sostengono a vicenda, in NANA al contrario il forte legame dei personaggi sfocia in disgregazione, individualismo ed in solitario egoismo.Per quanto riguarda la colonna sonora di NANA, si evidenzia una strategia di marketing, ovvero una vera e propria identificazione di Osaki e Reira nelle effettive cantanti che interpretano la colonna sonora dell’ANIME, che hanno in comune diverse caratteristiche.Un confine labile tra realtà e finzione a far sembrare quasi hit vere e proprie quelle dei Blackstones e dei Trapnest.Per concludere, i due autori Rosati e Di Pietro hanno scelto due ANIME inusuali, ma atte ad una vera e propria testimonianza di una cultura contemporanea. Le due autrici Takahashi e Ai Yazawa, sono loro stesse esponenti delle generazioni sopra descritte.Due ANIME spettacolarmente espressive che rispecchiano la cultura prima e dopo gli anni ‘80 atte a testimoniare la metamorfosi attraverso l’iter sentimentale e sociale della cultura nipponica.In MAISON IKKOKU troviamo l’entusiasmo ed un’apertura positiva verso nuovi modelli di vita occidentali. In NANA il passaggio sofferto tra i valori di una tradizione autoctona ed un occidentalismo sempre più dilagante, ma non del tutto compreso nel suo insieme.Questo comunque succede anche nella nostra società, viene sottolineato dai due autori del libro.Nei primi anni ‘90, ai tempi della pubblicazione dei primi MANGA in Italia e di MAISON IKKOKU, si percepiva un certo interesse ed una passione per la cultura giapponese, sebbene fosse ancora per un piccolo gruppo di appassionati, un fenomeno di nicchia.Oggi è una corrente sempre più diffusa ed esponenziale, aperta a gruppi più numerosi che si alimentano e ricercano sempre maggiori interessi culturali di varia origine.

 

 

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Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Settembre 2011 16:21)

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