Fabrizio Manticelli:

LA PIRAMIDE DI CHEOPE – Un Varco per la Rinascita I culti misterici delle antiche civiltà nascondono una conoscenza iniziatica che nei secoli successivi ha dato origine alla cosiddetta tradizione ermetica. Gli egizi in particolare, brillano per la loro sapienza e per una serie di misteriosi rituali dai caratteri oscuri e segreti. La moderna archeologia e gli egittologi, non sempre sono riusciti a fare luce su questi aspetti, la vera chiave interpretativa di questi complessi fenomeni si può trovare solamente nell’esoterismo. In tal senso, la piramide di Cheope, non è uguale alle altre, ma rappresenta una grandiosa macchina iniziatica, un varco dimensionale verso l’infinito, un archetipo della rinascita dell’uomo.

 

Fabrizio Manticelli

Laureatosi in Architettura presso l’Università di Venezia, esercita la libera professione nel campo del restauro delle chiese. Studia da anni il simbolismo degli edifici sacri, con particolare riferimento alle modulazioni geometriche che stanno alla base degli stili architettonici delle diverse epoche. Ricercatore nel campo dell’immaginario collettivo indaga sulle sue implicazioni in campo artistico, sociologico e antropologico.

 

 

 

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Enrico Baccarini

LA CADUTA DEGLI DEI – “La storia dell’umanità è completamente diversa da quello che ci hanno insegnato. Diversi siti archeologici, sparsi per il mondo, ancora oggi nascondono una conoscenza segreta custodita gelosamente all’interno della propria tradizione culturale. Dai testi induisti alla Bibbia, gli antichi ci hanno tramandato una storia dell’umanità ben diversa da quella che la storiografia ufficiale insegna: emergono così racconti su civiltà extraterrestri, ibridazione, mezzi volanti e armi “divine”, tecnologie e conoscenze avveniristiche, impensabili per un’epoca lontana.”

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Enrico Baccarini

Enrico Baccarin Giornalista pubblicista, scrittore e documentarista, si occupa di saggistica con un particolare interesse per gli enigmi storici e il variegato mondo dell’insolito. Ha compiuto studi universitari in psicologia clinica e sperimentale focalizzandosi in particolare nel campo antropologico culturale. Attualmente è amministratore e Fondatore della casa editrice ENIGMA Edizioni. Fino al 2014 ha rivestito il ruolo di Vice-Presidente della casa editrice SECRETA Edizioni nonchè di Direttore Responsabile della rivista Secreta Magazine (in italiano) e di Secreta Mundi Magazine (in inglese), riviste culturali trimestrali in lingua italiana e lingua inglese fino all’ottobre 2014. Tra i riconoscimenti ricevuti nel 2006-2007 è stato incluso nell’edizione di Who’s Who in Medicine and Healthcare , e nel 2008 in Who’s Who in the World.

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Massimo Centini

DUE SECOLI DI FRANKENSTEIN – Duecento anni dal capolavoro di Mary Wollstonecraff Shelley Frankenstein or the Modern Prometheus di Mary Shelley è uno dei classici della letteratura moderna. A differenza di tanti altri, ha la prerogativa di essere universalmente noto per essere stato soggetto di molteplici adattamenti cinematografici, che ne hanno in parte alterato l’autentica dimensione filosofica, privilegiando gli aspetti scenografici e le carature horror. La non conoscenza della fonte originale, ha inoltre consolidato la convinzione, diffusa per molto tempo tra tante persone, che Frankenstein in realtà fosse la Creatura, l’orrendo essere frutto di ibridazioni anatomiche impossibili che ha trovato la sua icona immortale in Boris Karloff. La Creatura spaventa e affascina: ci pone al cospetto di un sogno e di un incubo. Quell’essere che dovrebbe rappresentare il sogno antico come l’uomo di abbattere la morte, di fatto si trasforma in artefice di morte. Il libro di Mary Shelley è un classico e la sua eco ha trovato spazio in vari ambiti della cultura moderna: dalla trascrizione apocrifa di letteratura e cinema alla pubblicità, passando per i fumetti, i gadget. Scritto nel 1816 e pubblicato nel 1818, a duecento anni dalla sua nascita, il romanzo continua a essere un’officina antropologica di straordinario interesse, poiché offre al lettore molteplici spunti per incursioni in vari ambiti della cultura, dimostrando così quanto siano attuali alcuni dei temi proposti nella tessitura narrativa del libro. Il nostro è di fatto un modesto omaggio a questa grande scrittrice, che ha saputo creare un genere destinato a diventare immortale. Forse come avrebbe dovuto esserlo la Creatura: ma come tutte gli esseri di carne destinata a cedere il passo alla morte e affidarsi esclusivamente all’immortalità dell’anima: immensa o banale speranza dell’uomo che, come prometeo, da sempre cerca di strappare agli dei il segreto della vita…

 

Massimo Centini

Laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha lavorato a contratto con Università e Musei italiani e stranieri. Tra le attività più recenti: a contratto nella sezione “Arte etnografica” del Museo di Scienze Naturali di Bergamo; ha insegnato Antropologia Culturale all’Istituto di design di Bolzano. Docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino, insegna “Storia della criminologia” ai corsi organizzati da MUA – Movimento Universitario Altoatesino – di Bolzano.


 

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