A cura di Andrea Doria :

“Se comprendi la musica, comprendi la storia. Se conosci la musica, conosci la matematica. Se impari la musica, impari tutto ciò che c’è da sapere, eccetto una cosa: LA CATTIVERIA.” – John WorrelKeely, I Misteri del Cosmo, 1894.

E’ successo quanto temevo. Come tutte le cose che nascono con il migliore degli intenti, anche la ricerca sulle 432 Hz sta per finire vanificata dai soliti noti “new agers”, il cui lato oscuro è sempre stato quello di infangare certe ricerche “di confine”, allontanando così tutti quei validi scienziati e ricercatori dalla mentalità aperta che avrebbero potuto occuparsene con maggior serietà e impegno. Ho sempre sentito dire che la Scienza è marcia perché negherebbe il “sottile”. Ciò è assolutamente falso e chi lo asserisce non ha esperienza di alcunché. Conosco personalmente molti scienziati e ricercatori, soprattutto all’estero, che lavorano all’interno di certe “istituzioni” e che conoscono molto bene la realtà del “sottile”, e non la negano affatto, sebbene pubblicamente se ne guardino dal diffondere le loro idee. “Il pubblico non è pronto ad accettare i nuovi reami della fisica, Andrea”, mi dicono. Ed è così. La verità è che la Scienza in generale sta lontana dal “sottile” perché il fideista che tende a sostenerla appare spesso con il fare di uno squilibrato, più che quello di un ricercatore, utilizzando spesso nelle sue esposizioni termini poco credibili e totalmente a-scientifici. Senza mai una verifica delle fonti che sia tangibile. Senza uno straccio di ricerca concreta. Solo parole, avverbi e aggettivi che attirano tanto l’attenzione.

Un esempio? Molti siti che parlano di questo argomento, pretendono di passare l’argomento come “scientifico”, riportando frasi di questo tipo:

NO MUSICA 432HZ IN MP3

“AVVISIAMO TUTTI I MUSICISTI ED ASCOLTATORI DEL 432HZ CHE I FILES IN MP3 NON SUPPORTANO TUTTE LE ARMONICHE NECESSARIE (La compressione MP3 lavora sulle frequenze non udibili dall’orecchio umano, non sulle armoniche! N.d.A) AL BENEFICIO DI TALE TUNING. EVENTUALMENTE SONO DA UTILIZZARSI COME ASCOLTO PER LA SCELTA DELLE MUSICHE CHE DOVRANNO ESSERE NECESSARIAMENTE ASCOLTATE E COMPRATE IN AUDIO WAVE, QUINDI SU SUPPORTO CD (i quali spesso vengono venduti privatamente a oltre 30 euro cadauno. N.d.A). DOPO TESTAGGI (che termine è? N.d.A) ESEGUITI DA UN ACCREDITATO SCIENZIATO (chi è costui? N.d.A) ABBIAMO RISCONTRATO CHE I FILES IN MP3 SONO INUTILIZZABILI PER LA DIFFUSIONE DELLE ARMONICHE NECESSARIE ALLA RICALIBRATURA SONICA ( ricalibratura di che?! N.d.A). CONSIGLIAMO QUINDI DI NON COMPERARE O DIFFONDERE LE MUSICHE IN TALE FORMATO.” ( Fonte: http://aethernia.altervista.org/432hz/ )

Bene, questo messaggio è rivolto unicamente al sottoscritto. Perché? Perché ho scelto qualche tempo fa di distribuire i miei brani in MP3 Pro® per mantenere non solo bassi i costi (a questa musica devono poter accedere tutti) ma per avere una migliore e facile distribuzione sulla rete (http://www.darkroom432hz.net/store/music.html) che in formato WAV sarebbe improponibile (ogni album pesa in media 650 mega bytes). Questo esempio è la tipica frase che intenderebbe abbindolare coloro che sono poco informati sull’argomento “suono”. Innanzittutto MP3 è un termine generico che si riferisce a un FORMATO DI COMPRESSIONE e non indica affatto una proprietà in particolare che ha a che vedere con le ARMONICHE. I miei test, e le spettroscopie non possono mentire, dimostrano che non v’è alcuna differenza di “armoniche” tra un brano a 432 Hz in qualità CD (WAV) e uno in qualità MP3 se compresso a 320Kb/s con una costante di campionatura a 44.100 (vedi immagine, per vedere l’immagine ingrandita clicca qui).

E poi… domanda delle domande, chi sarebbe questo fantomatico “SCIENZIATO ACCREDITATO”? Vogliamo Nome e Cognome please… altrimenti sono solo chiacchiere da bar. Semmai dovremmo parlare più di un RITORNO ALLE ORIGINI che di una vera e propria RIVOLUZIONE, poiché come leggerete in questo articolo 432 era un archetipo numerico già conosciuto sin dai tempi più remoti. Ad ogni modo, sebbene il sottoscritto abbia rifiutato più e più volte la proposta di scrivere un libro circa questo argomento, poiché a tutt’oggi siamo privi di una seria documentazione scientifica con referee che ne attesti la validità (sebbene io rimanga comunque assolutamente certo che una validità intrinseca esista), quando un’ argomento diviene di moda… tira, e così anche la voglia di fare business e di farsi notare.

Ciò che state per leggere è semplicemente un sunto generale di alcune tra le più importanti teorie che discutono le possibili implicazioni legate al ritorno di un diapason a 432 Hz, e delle novità che sono emerse rispetto a quando diffusi il mio primo “comunicato stampa” verso la fine del 2006 (ancora quando questo argomento circolava semplicemente come una “leggenda metropolitana”) nel quale ricordo bene dichiarai: “Una delle cause principali della disarmonia generale sofferta nel mondo è dovuta a causa di un diapason musicale disarmonico a 440 Hz”. Sebbene queste parole allora risultarono un tantinello azzardate, poiché nel mio pensiero determinavo senza via di scampo un problema anziché semplicemente supporlo, ebbi modo di constatare meglio in prima persona quanto in generale si sappia così poco sulle implicazioni fisiche che le innumerevoli proprietà del suono possono comportare, e non solo alla materia fisica, ma all’intero apparato psico-fisico dell’essere umano. E a dimostrazione di ciò, è sufficiente che durante una delle mie conferenze esegua un semplicissimo quanto elementare esperimento fisico di risonanza, per mezzo di due diapason della medesima frequenza, per portare gli astanti a vedere la musica con occhi (e orecchi) assai diversi di quanto non lo fossero prima di parteciparvi, provocando un po’ ovunque flebili ma conditi “hooooo!” di stupore. Eppure ciò non dovrebbe affatto stupire. Come qualsiasi altro corpo materiale presente in questo universo, l’involucro umano non di meno è soggetto alle medesime leggi e interazioni, tra le quali una importantissima quanto sottostimata: la Risonanza. L’intera comunità di cellule e relative particelle subatomiche che compongono e rivestono il nostro “veicolo” non sono inerti, ma vibrano di una danza ipnotica… incostante, variabile (e non costante come qualcuno pensa), ma sempre coerente con i cambiamenti ambientali che avvengono intorno. E qualsiasi moto vibratorio, prodotto per effetto meccanico dalla vibrazione di un corpo (es. una corda), produce una Risonanza che interagisce per simpatia verso i multipli e i sottomultipli della medesima frequenza, definiti “armonici”. Se dunque sovrapponessi a un determinato tono sonoro, una frequenza aggiuntiva dissonante (e percio’ incoerente con il rapporto ciclico di base), il tono finale che risulterebbe da questa sovrapposizione potrebbe anche essere affascinante per qualcuno, ma una cacofonia per la maggior parte di noi. La medesima cosa può essere rapportata alle nostre cellule. Cosa accadrebbe se le sottoponessimo a delle oscillazioni sonore in antipatia con il loro moto vibratorio/respiratorio? Solo due parole mi sentirei di aggiungere: possibile squilibrio.

Sarebbe ora di comprendere che non sentiamo la musica con le nostre orecchie (con esse il cervello ne traduce e ne interpreta semplicemente il codice!) ma la viviamo, la godiamo, la partecipiamo e la emozioniamo fino alle lacrime (per gioia o per tristezza) per mezzo dell’intera comunità delle nostre cinquanta e oltre trilioni di cellule che formano il nostro corpo/involucro. Il vero “orecchio”… è lui. Perciò, nonostante che per i miei numerosi detrattori la cosa non avesse assolutamente alcun senso, né dal punto di vista aritmetico né dal punto di vista pratico, dimostrando a mio avviso uno scarso spirito d’osservazione, che invece dovrebbe essere alla base di ogni ricercatore che si rispetti, oggi, alcuni componenti e ricercatori del CENCA (Centro di Neuroscienze Cognitive Applicate con sede a Roma) hanno dimostrato grande interesse circa quanto esposi allora nel mio articolo, preparando alcune prime sperimentazioni preliminari (in previsione di avviarne delle più serie) le quali hanno già in parte trovato una corrispondenza ad alcune mie esternazioni, e che spero proprio renderanno presto giustizia non tanto al sottoscritto, ma a Madre Natura e alle sue leggi!

“Avevi proprio ragione! Da quando io e la mia band suoniamo a 432 Hz, sebbene i brani siano sempre gli stessi e arrangiati ed eseguiti allo stesso modo, il pubblico in sala è spinto ad interagire con noi! E’ molto più partecipe di prima!” In più di un’occasione mi sono sentito riportare da fonti diverse che “…il pubblico tendeva ad avvicinarsi al palco dove suonavamo, come fosse trasportato da un’onda invisibile che faceva ‘star bene’”. Sebbene mi renda perfettamente conto che tali affermazioni non abbiano attualmente alcun valore scientifico, conoscevo già dentro di me quanto mi andavano confermando quelle testimonianze, poiché l’avevo già ampliamente osservato di persona durante i miei innumerevoli spostamenti all’estero. E quando un fenomeno fisico (nonché emotivo; da EMO = sangue e MOTIVO = movimento: movimento del sangue) si presenta, ed è rilevabile oggettivamente ai nostri cinque sensi, non andrebbe affatto ignorato ma studiato, ed è compito della Scienza, e non di paragnosti e furbastri new agers, constatarne validità e cause, a meno che “certi vertici” della scienza, così come i vertici delle compagini molto vicine ai vari “James Randi”, non trovino assai comodo che il paragnosta di turno continui a fare e a dire ciò che gli pare e piace pur di avallare le sue imprecisioni. In questo paese, difficilmente si riescono a far passare delle nuove ipotesi, teorie e ricerche, se l’oggetto del contendere non è stato studiato con la medesima dovizia e costanza anche da coloro che hanno l’ardire di discuterne le validità. In questo modo vengono marchiate troppo facilmente come volgari bufale degli studi seri senza nemmeno aver provato a verificare!

Già, proprio così. Circa la natura del Suono la società dei “figli di Adamo” non sa poi così molto, o nel migliore dei casi quasi nulla, ed è un vero peccato perché comprenderne tutte le proprietà fisiche ci farebbe apprezzare molto di più la sua presenza, che nel mondo, ricordiamolo, ha uno scopo ben specifico come qualsiasi altra legge naturale, e non solo per motivi di semplice intrattenimento! Il suono è un medium meccanico malleabile del quale abbiamo pieno e totale controllo, capace di interagire, alterare, modificare, plasmare e ri-assemblare lo stato solido della materia… e qualcuno questo, a mio avviso, lo sapeva bene.

L’Epopea del Tuning in pillole

Come dicevo nell’introduzione di questo articolo, quando parliamo di intonazione a 432 Hz di uno strumento musicale, non si dovrebbe tralasciare il fatto che solamente dopo la standardizzazione del corista (diapason) a 440 Hz, per convenzione la tonalità sulla quale ci si basa attualmente è il LA, ma originariamente questa tonalità era fondata espressamente sul DO. Perciò, ad essere più corretti, quando parliamo impropriamente di “Rivoluzione Musicale” a 432 Hz, dovremmo appunto parlare di “ritorno alle origini naturali del tono” a 256 Hz, ed è solamente intonando lo strumento sul LA a 432 Hz, basandoci su una normale scala temperata equabile, che il DO di terza centrale si traspone di conseguenza a 256 Hz. Il primo referente esplicito dell’accordatura basata su un DO centrale a 256 oscillazioni al secondo, fu probabilmente il contemporaneo Johann Sebastian Bach (Eisenach, 21 marzo 1685 – Lipsia, 28 luglio 1750). Fu esattamente alla sua epoca che vennero sviluppati i migliori metodi tecnici di rilevazione dei cicli al secondo prodotti dalla vibrazione di una corda, e il primo a dire d’esservi riuscito fu il fisico francese Joseph Sauveur (1653 – 1716), conosciuto anche come il “padre dell’acustica musicale”, il quale misurò i toni degli organi a canne e delle corde potendo così definire con precisione matematica l’UT (conosciuto ai giorni nostri come DO) di una scala musicale basata sui 256 cicli al secondo. Bach com’è ben noto, era esperto nella costruzione degli organi a canne e un fine maestro acusticista, in costante rapporto con liutai, scienziati e musicisti di tutta Europa. Possiamo di conseguenza assumere che egli avesse una certa familiarità con il lavoro di Sauveur.

Ai tempi di Beethoven, il più grande acusticista era il fisico tedesco Ernst Florens Friedrich Chladni (Wittenberg, 30 novembre 1756 – Breslavia, 3 aprile 1827), il padre della Cimatica, nei quali libri di testo circa la Teoria della Musica, definì esplicitamente il DO=256 Hz come l’unico e solo Tuning Scientifico (e non il LA a 432Hz come qualcuno sbandiera in giro). Ma solamente verso la seconda metà del presente secolo, il DO=256 è stato largamente riconosciuto come il tono “scientifico” o “fisico”, e ciò che è “fisico” corrisponde in completa armonia con leggi naturali esistenti.

Infatti il LA = 440 non è mai stato riconosciuto a livello internazionale come uno standard, e la prima conferenza mondiale indetta per imporre tale tono, fu organizzata nientemeno che dal ministro della propaganda nazista Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) nel 1939. Fortunatamente, l’imposizione con la forza non ebbe luogo, ma ciò che dovrebbe maggiormente incuriosire relativamente a questo evento è: quali interessi poteva avere un ministro di propaganda in un aumento di tono del corista musicale, trasponendolo in negativo di soli 32 centesimi? Forse che col tono naturale gli si afflosciavano le truppe durante le crude esecuzioni wagneriane? Qualcuno, con il classico sorriso di pulcinella dirà che si trattò semplicemente di puro vezzo da “pompa magna” di un ministro capriccioso. Personalmente ho il forte sentore che si trattò di ben altro, ma rimane una mia opinione. Che i nazisti non fossero dei figli dei fiori e che non propagandassero pace, serenità e armonia, non è di certo un segreto per nessuno, ma è altresì nota la loro ossessione per l’occulto, le scienze esoteriche e determinate mitologie riguardo a certi super-uomini e relative super-macchine. Attraverso il diciassettesimo, il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, tutti i libri di testo europei e statunitensi, nessuno escluso, sulla fisica, sul suono e sulla musica, avevano definito il DO=256 come il “tono scientifico”, inclusi i testi del fisiologo tedesco Hermann von Helmholtz (Potsdam, 31 agosto 1821 – Berlino-Charlottenburg, 8 settembre 1894), il quale però, come dimostrarono in seguito i suoi trattati, non ha di certo migliorato le cose. Tutti gli studiosi, e i maggiori direttori d’orchestra, sono daccordo nel stabilire che Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791) intonasse i suoi strumenti basandosi sul DO=256 Hz, e il suo LA variava da 427 a 430 cicli al secondo. Christopher JarvisHaleyHogwood (Nottingham, 10 settembre 1941), storico direttore d’orchestra, clavicembalista e scrittore britannico; Sir Roger Arthur Carver Norrington (16 Marzo, 1934) e dozzine di altri direttori orchestrali, hanno stabilito negli anni ’80, durante le registrazioni di tutti i brani di Mozart, che tutte le sue creazioni suonano perfette se eseguite su un LA=430, così come molte sinfonie e concerti per pianoforte di Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827). Hogwood, Norrington ed altri, in dozzine di interviste hanno dichiarato che questo consiste in una ragione pratica: gli strumenti del periodo inerente al 1780-1827, nonché le repliche di quegli strumenti, potevano essere intonati solamente su un LA a 430 cicli.

Nel 1815, dopo la domanda dello Zar Alessandro I al Congresso di Vienna per un tono musicale più “chiaro” (quindi più alto), cominciò una richiesta generale per la medesima ragione da parte di tutte le maggiori famiglie reali europee. Mentre tutti i maggiori musicisti classici resistettero con rifiuto e sdegno ad operare questo cambiamento, la cosiddetta scuola del “Romanticismo”, capeggiata da Franz von Liszt (Raiding, 22 ottobre 1811 – Bayreuth, 31 luglio 1886) e dal suo mentore Richard Wagner, adottarono il tono più alto durante tutto il periodo che andò dal 1830 al 1840. Quest’ultimo ebbe tutti i propri strumenti riassemblati appositamente per suonare a 440 Hz e con toni ancor maggiori. Dal 1850 in poi in Europa regnò di fatto il caos. Tutti i maggiori teatri europei proponevano spettacoli con toni variabili che andavano da un LA = 420 a un LA = 460, e addirittura più elevati ancora a Venezia! Nel tardo 1850, il Governo francese, sotto l’influenza di un comitato di compositori, guidati dal proponente del bel canto Giacomo Rossini, definì la prima standardizzazione del tono dei tempi moderni. Questa legge passò nel 1859 e stabilì come standard il LA a 435 oscillazioni, uno dei più bassi di quelli proposti (che andavano dal LA = 434 al LA = 456), e fu proprio questo LA francese al quale si riferì Giuseppe Fortunino Francesco Verdi (Roncole Verdi, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901) nella lettera che ho riportato sul numero 23 di Scienza e Conoscenza. Obiettando l’aumento di tono che stava dilagando senza controllo anche in Italia, egli disse: “La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha per nome LA a Parigi o a Milano, dovrebbe diventare un SI bemolle a Roma?”. Successivamente lo sforzo di Verdi per tentare di istituzionalizzare il LA = 432 in Italia, alla Conferenza di Vienna del 1885, dominata prettamente da rappresentanti legali del Regno Unito, venne imposto che questo tipo di tono “non sarebbe mai diventato uno standard”. (Perche? N.d.A) I francesi, la New York Metropolitan Opera e molti altri teatri europei e statunitensi, continuarono comunque a mantenere il LA = 432/435 fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Sebbene il primo tentativo fallì, da parte di Joseph Goebbels di istituzionalizzare il suo sintetico LA = 440, egli volle giocarsi anche le scarpe: “non c’erano santi che tenevano, il mondo avrebbe dovuto subirsi ste benedette 440!” Perciò, il professore francese Robert Dussaut del Conservatorio Nazionale di Parigi ebbe davvero una doccia fredda il giorno in cui, davanti alla stampa francese, dovette dichiarare: “Dal settembre del 1938, l’AccousticCommittee di Radio Berlino, ha richiesto alla British Standard Association di organizzare un congresso a Londra per adottare internazionalmente il tono della Radio tedesca di 440 periodi.” Detto fatto, questo congresso ebbe realmente luogo a Londra poco prima dell’inizio della guerra (Maggio / Giugno 1939). Si noti bene che nessun compositore francese venne invitato e la decisione di alzare il tono fu presa dalla maggioranza senza possibilità di replica. Fortunatamente l’accordo anglo-nazista dopo lo scoppio della seconda guerra, non durò per molto, così il LA = 440 non ebbe modo di attecchire come tono standard. Nell’ottobre del 1953, venne indetto a Londra un’altro congresso organizzato dalla International Standardizing Organization per, ancora una volta, tentare di imporre il LA = 440 a livello internazionale… e questa volta vi riuscirono.

432: un archetipo collettivo

Ma passiamo al vivo di questo articolo sul suono e sulla tonalità LA = 432, che ancor prima di essere una frequenza ciclica di un’onda fisica, è un numero davvero molto molto particolare.

Durante una vita di studi, Joseph John Campbell (26 Marzo, 1904 – 30 Ottobre, 1987), un mitologo americano di fama mondiale, riconosciuto per il suo lavoro nel campo della mitologia comparativa e per le sue numerose collaborazioni con gli studi di Hollywood, è entrato in contatto innumerevoli volte con questo strano numero che appariva sempre in varie categorie e forme {432, 432.000, 4.320.000 ecc}. Campbell chiamò questo affascinante fenomeno ‘archetipo collettivo’. Una sorta di aspetto innato presente nella psiche umana, come del resto in natura. Ma vediamo in dettaglio alcune interessanti interazioni di aritmetica semplice che vedono protagonista il numero 432, nelle quali risulta essere, in modo sufficientemente eloquente, una radice aritmetica fondamentale presente in natura. Qualsiasi onda sonora richiede per forza di cose un medium materiale per poter viaggiare, e la sua velocità viene affetta non solo dalla densità, ma persino dalla temperatura della sostanza attraverso la quale intende trasmettersi. Nel granito riscaldato a 72 gradi (432 : 6) il suono viagga a 12,960 piedi al secondo (432 x 3), e insieme al noto potere dell’acustica di modificare le proprietà fisiche delle sostanze (vedi fluidizzazione acustica) queste misurazioni suggeriscono un’intrigante correlazione tra il suono, le pietre e il numero 432. Difatti molte delle leggende e mitologie antiche, riguardanti in particolar modo l’erezione di ciclopici complessi megalitici, riferiscono di fenomeni come la lievitazione acustica delle pietre ad opera di “trombe” e “canti”.

La famosa equazione di Einstein sull’energia e la materia (E=mc²) ci porta a uno dei casi più significativi del fenomeno numerico 432. L’equazione, ricordiamolo, è strutturata in questo modo: E = energia, m = materia e c = la costante universale della velocità della luce. La velocità della luce è comunemente accettata essere 186,291 miglia al secondo in condizione di vuoto. La radice quadrata di 432 è 186,624. Se la costante universale della velocità della luce fosse stata 186,624, significherebbe che 432 sarebbe stata la radice quadrata della velocità della luce. Chiaramente questa leggera deviazione non può essere considerata come valida… a meno che… La misura del “pollice” egizio nella Grande Piramide è di 1.0011 più lungo del pollice di utilizzo ordinario. Perciò, 186,291 (velocità della luce comunemente accettata) x 1.0011 = 186,496. Stiamo parlando esattamente del 99.931429% di 186,624. Perciò la velocità della luce, se calcolata utilizzando il pollice leggermente più lungo fornitoci dalle misure della Grande Piramide, risulta essere estremamente vicino alla radice quadrata di 432.

Veniamo quindi a qualcosa di più specifico circa la Grande Piramide d’Egitto. Essa misura dalle sue fondamenta al livello del mare esattamente 51.49cm, che corrisponde a 432 UA (Unità Astronomiche). La cosa interessante è che all’epoca degli antichi Egizi si suppone l’umanità non conoscesse assolutamente nulla circa le reali dimensioni e la forma della Terra. Si può dunque definire coincidenza il fatto che esista una stretta relazione – in scala 1:43,200 – tra le dimensioni della Grande Piramide e la Terra? Una sibilante “aria sulla quarta corda” mi risuona forte un bel NO! Non v’è alcuna coincidenza. Se prendiamo l’altezza originale della Piramide e la moltiplichiamo per 43,200 otteniamo con incredibile accuratezza (soli 11 miglia di scarto) il raggio polare della Terra (dal polo al centro): Altezza della Piramide: 481.3949 piedi x 43,200 = 3938.685 miglia. Se invece prendiamo il perimetro della Piramide e lo moltiplichiamo per 43,200 arriviamo vicinissimi alla circonferenza equatoriale della Terra con uno scarto di appena 170 miglia (un errore di appena 3/4 percentuale!): Perimetro della Piramide: 3023,16 piedi x 43,200 = 24,734.94 miglia.

Basato interamente sull’UTS (Unità Teotihuacan Standard), il maggiore complesso tolteco del Teotihuacan in Messico, mostra con orgoglio la sua Grande Piramide del Sole che possiede una base complessiva di 864 UTS (432 x 2). Come la mitologia messicana racconta, questa misura fu indicata al popolo messicano dagli Dei Sciamani provenienti dalle stelle. Ogni lato della Piramide misura esattamente 216 UTS (432 : 2).

Ma veniamo a Stonehenge.

I costruttori di Stonehenge probabilmente conoscevano più di astronomia, geofisica e geometria di quanto non siano mai stati ufficialmente accreditati. Storicamente, è all’astronomo greco Hipparcos (Ipparco di Nicea, 190 a.C. – 120 a.C) che si deve il merito di aver ricoperto l’intera sfera terrestre con i meridiani e i paralleli. Seguendo il metodo di dividere cerchi e angoli per mezzo del sistema sessagesimale babilonese, creò una griglia di 360 linee verticali, partendo dal Polo Nord sino ad arrivare al Polo Sud, e 180 linee orizzontali parallele all’equatore. Ma tutto avvenne migliaia di anni dopo la costruzione del meraviglioso complesso di Stonehenge, che si trova geograficamente localizzato esattamente a 51 gradi, 10 minuti, 42.35294118 secondi, latitudine Nord. Calcoliamo rapidamente: 51 x 10 x 42.3529 = 21,600 (432:2). Il Diametro del Sole è 864,000 miglia (432×2). Il Diametro della Luna è 2,160 miglia (432:2). E’ importante notare che se queste misure fossero state differenti anche di poco, non avremmo mai potuto assistere al meraviglioso spettacolo dell’eclissi totale di Sole. Inoltre, per poter ammirare questo effetto, dalla nostra prospettiva d’osservazione, si tenga altresì presente che la Luna deve essere posizionata esattamente a una distanza di assoluta precisione tra noi e il Sole, e in proporzione alle proprie dimensioni! A dispetto della pubblica opinione sul fatto che potrebbero esserci miliardi e miliardi di pianeti abitati nell’Universo, le disparità sono miliardi e miliardi a uno che simili proporzioni possano prevalere anche altrove. L’asse terrestre è inclinato di 23.5 gradi dal piano della sua orbita ellittica attorno al Sole. In questo ciclo rotatorio la Terra fa esperienza della cosiddetta Precessione degli Equinozi. Si tratta di un movimento terrestre che fa cambiare in modo lento ma continuo l’orientamento del suo asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse. In pratica è una sorta di movimento molto simile a quello di una trottola. Questo accade a causa della combinazione di due fattori: la forma non perfettamente sferica del pianeta (che è uno sferoide oblato, sporgente all’equatore) e le forze gravitazionali della Luna e del Sole che, agendo sulla sporgenza equatoriale, cercano di allineare l’asse della Terra con la perpendicolare al piano dell’eclittica. Questo processo accade durante il compimento di un ciclo completo che avviene ogni 25,920 anni (60×432). Nella mitologia babilonese sono passati 432,000 anni dalla Creazione alla Grande Inondazione. Nella mitologia vichinga, il Giorno di Ragnorook, il Giorno del Giudizio degli Dei: 800 guerrieri divini usciranno da ogniuna delle 540 porte del Valhalla. (800×540 = 432,000).

Secondo la Bhagavad-Gita, le antichissime scritture indù, la durata dell’universo materiale è limitata. L’Universo si manifesta in cicli di kalpas. Un kalpas è un giorno del Signore Brahma e un giorno di Brahma consiste in migliaia di cicli nelle quattro differenti ere Yuga. Le ere sono la SatyaYuga (l’era d’Oro – 1,728,000 anni – [432 x 4]), la TretaYuga (l’era d’Argento – 1,296,000 anni – [432 x 3]), la DvaparaYuga (l’era di Rame – 864,000 anni – [432 x 2]) e quella presente, il KaliYuga (l’era del Metallo – 432,000 anni).

Il tempio buddista di Borobudur, vicino a Jakarta, appare rappresentare dall’alto un enorme mandala, con un motivo di cerchi concentrici, rettangoli e triangoli tutti sovrapposti. La sua forma base assomiglia a quella di una grande piramide a scalini, posata su di un piano quadrangolare con in cima una stupa. Il complesso ospita 432 statue del Buddha.

Una mezza giornata è formata da 12 ore. 60 x 60 minuti x 12 ore = 43,200 secondi. Un adulto atletico e in salute, durante il riposo presenta un battito cardiaco di 60 battiti al minuto. 60 x 60 minuti x 24 ore = 86,400 battiti al giorno. (432×2).

Insomma quella che avete appena scorso è una breve ma variegata carellata di strane coincidenze, come a qualcuno piace sempre chiamarle, che vedono coinvolto questo numero. Tutto questo suggerisce molto chiaramente invece, a mio modesto avviso, il tratto distintivo naturale di una traccia matematica assai marcata, presente in natura, che ben poco a che vedere con il “mero caso”. Siamo molto probabilmente vicini a un’altra legge/costante universale, che vede il suono come protagonista silente, ma in paziente attesa degli albori di una nuova scienza che lo riguarda completamente.

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